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I rapporti opera - paesaggio

1  Sostituzione

La sostituzione è l’atto più radicale con cui si modifica un paesaggio. Non esistendo più ciò che esisteva prima della modifica, non si può neanche parlare di un vero rapporto fra il nuovo e il vecchio. Il paesaggio diviene irriconoscibile. La sostituzione può avere due diverse intensità: 
·       è una sostituzione spaziale quando si modificano radicalmente ampie superfici, tanto che chi vi si trova non riconosce più il paesaggio preesistente; è il caso di coltivi che hanno sostituito prati o boschi, di riordini fondiari che hanno trasformato coltivi a campi chiusi in estese monocolture senza elementi di cornice quali filari e boschetti; di nuovi quartieri residenziali che hanno sostituito aree prima agricole o anche di boschi che hanno sostituito , spesso naturalmente, aree un tempo coltivate o pascolate;
·       è una sostituzione di fondale o sovrapposizione quando un nuovo edificio copre un paesaggio precedente; un esempio di s. di fondale è il muro con pensilina e bugigattoli costruito verso il 1990 a lato della stazione ferroviaria di S. Maria Novella a Firenze.
Una tale operazione è ammissibile quando il paesaggio preesistente non abbia particolari qualità. È il caso ad esempio delle aree di espansione degli abitati (zone C), in cui un paesaggio urbano viene sostituito ad un paesaggio rurale: in questo caso la qualità del nuovo paesaggio dipenderà in grande misura dalla sensibilità dei progettisti dei vari edifici (qualità architettonica) e potrà essere aiutata da previsioni e norme urbanistiche ed edilizie che, senza porre troppi freni, inseriscano degli elementi di omogeneità del nuovo tessuto edilizio. La sostituzione non dovrebbe riguardare aree di rilevante valore paesistico.


 

sostituzione

 

rapporti forti

 

 integrazione

 

nascondimento

 

le buone regole

 



La bellissima stazione di S. Maria Novella a Firenze.

Il muro con pensiline copre il lato destro della stazione; alla sua destra il bischero compie imperterrito la sua funzione di emettere un filo d'acqua.


 

 

I’ mmuro co’ i’ bbischero
Pubblicato nel n. 1/1998 della Rassegna tecnica del Friuli - Venezia Giulia.  

(ove si parla di sostituzione, dominanza, non interferenza e occultamento)

Esiste a Firenze una stazione ferroviaria che, per quanto ne so, è la più bella del mondo: la stazione di S. Maria Novella progettata da Gamberini, Michelucci e altri nel 1932. Con tutti i vincoli che ci sono, si poteva sperare che rimanesse a splendere a tutto tondo, ma non è stato così. Capitano infatti in Italia alcuni avvenimenti che fanno il miracolo di eliminare tutti i vincoli, lacci, laccioli : le grandi manifestazioni; una di queste furono i mondiali di calcio del 1990, per celebrare degnamente i quali si dovettero fare - è ovvio - grandi opere.

Qualcuno pensò di ricordare a Firenze un avvenimento così importante per la storia dell’Umanità realizzando sul lato destro della stazione una pensilina attrezzata con bugigattoli vari per meglio gestire l’intermodalità treno - bus. Per tale delicato fu progettato (e stavolta, ahimè l’opera è stata realizzata) una specie di muro in stile misto fra l’high tech  e il postmoderno con torrette rivisitato in salsa toscana. Per dare poi più lustro alla sua opera l’architetto  l’ha munita di un bel bischero (a Trieste si chiama pandolo, o anche in altro modo) che fa il suo costante lavoro emettendo un filo d’acqua fra i motorini parcheggiati.

Sulla qualità intrinseca dell’opera non dico niente. «I gusti e’ son gusti», si dice a Firenze. Ma sul suo rapporto con il paesaggio urbano e segnatamente con la bellissima stazione bisogna dire qualcosa.

Questo esemplare di architettura contemporanea non dà troppo fastidio se si guarda la stazione ponendosi davanti alla facciata, poiché lo si nota alla sua destra con un effetto di evidenza (livello 3) non molto marcata, anche se non se ne sentiva proprio il bisogno.
Il fatto grave è che, guardando la stazione dal lato destro, non la si vede più, se non per qualche pezzetto attraverso i varchi di questo muro, che produce un effetto di sostituzione (livello 1) o almeno di dominanza (livello 2).

Poiché non ha senso mascherare una bella opera di architettura piazzandoci davanti un muro, si poteva procedere in due modi: o con un’opera non interferente (livello 4), o con un’opera occultata (livello 11).

Un’opera non interferente sarebbe stata più semplice costruttivamente, ma più difficile architettonicamente: si sarebbero dovuti progettare dei volumi leggerissimi e trasparenti, più modesti possibile, che lasciassero vedere il lato della stazione. Dato il confronto con la bella stazione, l’opera non interferente sarebbe anche dovuta essere, possibilmente, significante (livello 4.1), cioè bella.

Un’opera occultata sarebbe stata relativamente più semplice per quanto riguarda le soluzioni architettoniche, in quanto si sarebbe potuto sistemare lo spazio con un’area pedonale. Costruttivamente sarebbe stata più complessa, perché si sarebbe dovuto portare sotto terra la strada e ricavare in sotterraneo anche i volumi peraltro modesti di servizio. Caso vuole però che:

·       prima dell’opera del Toraldo esisteva già ed esiste un complesso sottopassaggio pedonale sotterraneo con negozi;

·       dopo l’opera edificata in onore del calcio sono stati costruiti sottoterra davanti alla stazione e in continuazione del sottopassaggio un garage e una nuova strada con negozi, ricoprendo il tutto con un prato.

Quindi, volendo, la si poteva fare sottoterra, oltretutto con vantaggio per i collegamenti pedonali.

  avanti: rapporto forte
 

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Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto Barocchi.
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