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Pareri

Questa pagina contiene pareri su casi di possibile alterazione del paesaggio
 

 

Decapitare un monte per ampliare una cava

Parere sugli aspetti paesaggistici dello studio di impatto ambientale relativo al progetto di ampliamento della cava Cementizillo sul monte S. Lorenzo in Comune di Maniago.

 1       PREMESSE

Su richiesta del Comune di Maniago ho esaminato gli elaborati dello studio di impatto ambientale presentato dalla Soc. Cementizillo, e in particolare i seguenti:

  • Vol. 2 – Quadro ambientale, cap. 6 – Componenti estetico culturali;

  • Vol. 3 – Stima degli impatti ecc., cap. 1.2.8 – Paesaggio e 2.3 - Componenti estetico – culturali;

  • Allegati all’analisi del paesaggio;

  • Tavole alla scala 1:1.000

 2       SINTESI DEL PARERE

Dall’esame dei suddetti elaborati e dopo sopralluoghi sul posto, sono giunto alle seguenti conclusioni:

1.      l’ampliamento della cava comporterebbe un danno paesaggistico rilevante, evidente, permanente e ireparabile sia per quanto riguarda il valore estetico del paesaggio, sia e ancor più per il suo valore identitario.

2.      gli elaborati presentati sono carenti in quanto non considerano l’aspetto identitario del paesaggio, e, nella classificazione del valore paesaggistico, l’aspetto geomorfologico e sono errati nelle conclusioni a cui pervengono e nel metodo.

 3      ESAME DEGLI ELABORATI

3.1    VALORE IDENTITARIO

Nella relazione generale, al cap. 6.1.1 viene citato l’art. 131 del Codice dei beni culturali e del paesaggio che definisce il concetto di paesaggio. Non è citato invece il comma 2 della stessa legge, che recita:

La tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili

In altri termini, la legge tutela in modo esplicito e specifico il valore del paesaggio come elemento di identità di un luogo.

Nello studio in esame, di tale valore non si parla.

Eppure il valore del monte S. Lorenzo come elemento di identità di Maniago è chiaro e rilevante. Il fatto che esso sovrasti l’abitato con la sua mole lo ha fatto divenire un elemento caratteristico, certamente il più caratteristico del paesaggio maniaghese[1], pertanto la sua alterazione viene percepita dai maniaghesi come un grave danno a un elemento caro e familiare del loro territorio. Con l’abbassamento del monte, e comunque con la modifica del suo profilo visibile dalla pianura verrebbe menomato il suo aspetto identitario e simbolico.

Le tavole dell’allegato 1- Analisi del paesaggio alla relazione in esame mostrano la visibilità della cava allo stato attuale, intermedio e finale. In ogni tavola vengono colorate tre aree visibili in colore da scuro a chiaro, secondo la loro distanza dal punto di vista.

Va detto che tale distinzione in fasce di distanza è inconferente, trattandosi non di una piccola modifica al paesaggio, come sarebbe quella conseguente la costruzione di un modesto edificio, ma di un’alterazione di grandi dimensioni di un monte che è percepito nella sua qualità di elemento di identità del luogo più da una certa distanza, che da vicino, per cui anche da 2 Km un’alterazione come quella proposta nel progetto è pienamente rilevante.

Dalle figure 1.1 – 1.3  e 1.7 – 1.9 si vede come una parte sia pure piccola della cima del monte, visibile dalla piazza e dall’ospedale di Maniago e dall’allo stato attuale (fig. 1.1) non sarebbe più visibile alla fine dello scavo, per cui andrebbe persa. Le fig. 1.10  - 1.12 mostrano come un’ampia parte della cima, visibile dalla SS di Spilimbergo, dopo lo scavo sarebbe sempre visibile, ma ribassata.

Il fatto che l’abbassamento del monte sarebbe poco visibile dal centro di Maniago non è di grande conforto, poiché il suo valore identitario non è percepibile solo dalla piazza o dall’ospedale, ma anche dalla periferia della città, e in particolare da chi arriva in direzione da Spilimbergo.

3.2 VALORE ESTETICO

            Nel cap. 6.1 – Paesaggio della relazione generale gli estensori dello studio individuano 7 tipi di paesaggi e 4 tipi di elementi: emergenze geologiche d’interesse paesaggistico, elementi puntuali d’interesse storico - architettonico, elementi lineari d’interesse storico – architettonico, detrattori paesaggistici puntuali.

Dei 7 paesaggi danno i seguenti giudizi:

·        paesaggio forestale dei versanti calcarei: “valore paesaggistico nell’ambientazione interna … considerando l’uso diretto da parte del fruitore – osservatore che lo percorra … ridotto”; nella tabella 6-2 a pag. 142 viene assegnato un valore 2 secondo una scala da 4 (valore massimo) a 0 (elementi detrattori);

·        paesaggio della forra del torrente Colvera: “si tratta del paesaggio più suggestivo dell’ambito di studio …”; è assegnato il valore 4, massimo;

·        paesaggio forestale dei versanti flyscioidi: “… il valore paesaggistico percepito nell’ambientazione interna risulta decisamente superiore alle precedenti formazioni….”; viene assegnato il valore 3;

·        paesaggio forestale vallivo dei substrati flyscioidi: non danno un giudizio esplicito, ma viene assegnato il valore 4;

·        paesaggio agro – forestale “caratterizzato dalla presenza di prato e più raramente dalla presenza di colture agrarie : elemento di variabilità e di pregio paesaggistico del Monte S. Lorenzo…”; viene assegnato il valore 3;

·        paesaggio delle aree prative aperte cacuminali: non danno un giudizio di valore, ma affermano che “queste formazioni prative se abbandonate sono destinate a ricoprirsi di vegetazione arbustiva prima e arborea poi con nocumento per la tipicità di questa tipologia”; viene assegnato il valore 4;

·        Paesaggio dei versanti ricomposti corrispondente alle aree oggetto della coltivazione e poi ripristinate: ammettono che “questa area è conformata da una morfologia chiaramente artificiale per la predominanza di superfici continue con pendenze costanti, per la poca rilevanza di elementi di discontinuità quali linee d’impluvio o displuvio e per la presenza di alcune linee artificiali quali i gradoncini”. Dichiarano però che nella parte più alta e di più vecchio rinverdimento, corrispondente alla parte A nella fotografia che allegano “l’evoluzione del soprassuolo è tale per cui appare poco evidente l’artificialità del contesto, si osserva ancora una certa geometricità nella disposizione delle piante, tuttavia forme e colori sono assolutamente simili a quelli delle aree contermini non interessate dall’attività estrattiva”. Viene assegnato il valore 1, molto basso.

Il metodo applicato è assimilabile a un metodo tassonomico – qualitativo, consistente nell’assegnare a priori mediante un punteggio un valore paesaggistico ad ogni elemento di un paesaggio (bosco, prato, vigneto, ecc.) per poi definire il valore paesaggistico delle varie parti di un’area.

Il valore paesaggistico di ogni parte dell’area viene definito “attrattiva scenografica”.

Nello studio in esame gli elementi del paesaggio vengono definiti paesaggi, ma in realtà lo sono solo quando coprono aree vaste tali da occupare l’ampiezza compresa in uno sguardo da un punto di vista che non è interno a tali aree, ma che può distare anche qualche chilometro. È quindi più corretto definirli elementi del paesaggio.

Tale metodo, come applicato nell’analisi in esame, è errato e incompleto.

È errato in quanto viene assegnato il valore massimo alla forra del torrente Colvera (giusto), al paesaggio vallivo dei versanti flyscioidi (un po’ eccessivo) e al paesaggio delle aree cacuminali (giusto), tutte aree non interessate dalla cava; viene assegnato un valore 3 al paesaggio forestale dei versanti flyscioidi (condivisibile, ma la scala dei valori dovrebbe essere un po’ più ampia perché il valore paesaggistico di superfici boscate diverse non è in genere molto diverso fra loro); assegna un valore 2, cioè medio rispetto al valore eccezionale delle aree a cui assegna il valore 4, al paesaggio forestale dei versanti calcarei (guarda caso, le aree interessate dalla cava), il che non è per niente ammissibile poiché il valore paesaggistico di tale area non può essere considerato sostanzialmente difforme da quello delle altre aree boscate; assegna valore 1, in pratica il più basso, essendo stato assegnato il valore 0 solo agli elementi detrattori, ai versanti ricomposti della cava (condivisibile). 

È incompleto (e ciò concorre ad aumentare l’errore) in quanto non viene considerato un aspetto rilevante in una classificazione di tipo tassonomico - qualitativo: l’aspetto morfologico. Sono descritti unicamente alcuni elementi morfologici, quali gli affioramenti di scaglia rossa, cioè anch’essi dei tipi di soprassuolo, come lo sono le superfici boscate od edificate, ma non viene considerato che la morfologia del terreno incide sensibilmente sul valore paesaggistico: un bosco in una pianura piatta ha un valore paesaggistico inferiore dello stesso bosco in una pianura ondulata, in una collina, in un’area montuosa. In un’area montana quale è quella in esame solo una parte del valore paesaggistico (indicativamente la metà) è data dal soprassuolo, essendo di tutta evidenza che il monte S. Lorenzo ha un alto valore paesaggistico anche per la sua forma.[2]

I metodi di analisi di tipo tassonomico – qualitativo hanno il teorico vantaggio di essere uniformi, poiché, fissato a priori il valore di ogni elemento di soprassuolo (e di ogni tipo morfologico: pianura, pianura ondulata, collina, monte, forra, idrografia naturale), si può meccanicamente ricavare il valore paesaggistico delle varie parti di un territorio, ma hanno il difetto di essere, appunto, meccanici con il pericolo di portare a risultati non reali se non confrontati con un metodo di valutazione qualitativo puro[3].

Una valutazione più realistica, a parere di chi scrive, si può avere applicando un metodo qualitativo puro, classificando i paesaggi in 4 principali categorie, ulteriormente suddivisibili:

·        aree di eccezionale valore che devono essere sottoposte a conservazione: in esse non è ammissibile nessuna opera che comporti una modificazione dell’aspetto;

·        aree di rilevante generale valore in cui le modificazioni possono essere ammesse solo se indispensabili e non localizzabili altrove, ma con particolari accorgimenti per minimizzare l’impatto sul paesaggio;

·        aree di comune valore in cui può essere ammessa ogni opera necessaria purché le trasformazioni, anche notevoli, non producano un degrado paesaggistico;

·        aree degradate in cui le trasformazioni sono necessarie per migliorare il valore paesaggistico.

In base a tale metodo si può elaborare la seguente tabella:

CLASSI

SOTTOCLASSI

VAL. *

ESEMPI

AZIONI

 

 

 

 

 

CALLITOPI

aree di eccezionale valore paesaggistico

assoluti

9

laghi di Fusine, val Rosandra, cime dolomitiche

nessuna azione che modifichi l’aspetto dei luoghi

relativi al contesto

8

Bosco S. Marco ad Aquileia

CALLITIPI

aree di generale elevato valore paesaggistico

alti

7

Paesaggio alpino con rari edifici tradizionali ed ampia presenza di boschi e prati (valle di Preone); baia di Sistiana

 

modifiche del paesaggio solo in caso di comprovata necessità, da farsi con particolari cautele mantenendo per quanto possibile il valore paesaggistico

medi

6

paesaggio montano o collinare in genere con scarsi elementi dissonanti

bassi

5

paesaggio montano o collinare in genere con vari elementi non di pregio

NORMOTIPI

aree di comune valore paesaggistico

alti

4

paesaggio comune ma ordinato: campagna coltivata di pianura, periferia a ville e giardini

 

 

modifiche possibili, curando che il paesaggio non venga peggiorato e se possibile venga migliorato

medi

3

comune paesaggio urbano, campagna coltivata di pianura anche con coltivazioni estensive

bassi

2

paesaggio urbano di scarsa qualità

CACOTIPI

aree degradate

con degrado di edifici di pregio

1

centri o edifici storici o di pregio documentale degradati

modifiche necessarie, ma con il recupero degli edifici e altri manufatti di pregio architetto-nico o storico

per degrado

0

zone industriali degradate, cave abbandonale

modifiche necessarie per eliminare il degrado

*Il punteggio nella colonna VAL. deve ritenersi indicativo avendo solo la funzione di indicare la posizione dei vari valori nella scala.

Barocchi R., 2000, agg. 2003 - 2005

In base alla tabella sopra riportata, il sottoscritto ritiene che debbano essere assegnati i seguenti valori:

·        nella classe 9 (valore massimo) la forra del torrente Colvera e il monte S. Lorenzo visto da ovest per l’aspetto suggestivo della forra, di cui la parete ovest del monte è parte integrante.

·        nella classe 8 (valore da considerare comunque massimo, ma per ragioni diverse) S. Lorenzo da sud e da est. I lati sud e de est del monte potrebbero rientrare fra le aree di generale rilevante valore se il monte fosse uno qualsiasi dei rilievi della zona, ma la sua posizione che determina il ruolo di forte identità per Maniago, lo colloca nella classe massima.

·        nella classe 7 (valore alto, ma minore rispetto ai precedenti) la Val dell’Aga nella parte non compromessa dalla cava, trattandosi di area di qualità paesaggistica elevata, ma senza caratteristiche particolari che la facciano divenire un caso di eccezionale valore.

·        nella classe 4 la parte rinverdita della cava, trattandosi di aree che pur presentando un aspetto abbastanza piacevole, mostra comunque nell’artificiosità della forma e del rinverdimento una differenza rispetto alle forme e al soprassuolo della parte naturale del monte.

·        nella classe 0 la parte in coltivazione e in via di rinverdimento della cava per lo stridente contrasto con il contesto del monte.

Pertanto, la cima e i lati visibili dalla pianura del monte S. Lorenzo, rientrando nelle aree di eccezionale valore paesaggistico, vanno conservati non potendo sopportare alcuna modifica nell’aspetto.

3.2      ANALISI DI VISIBILITÀ

Nello studio di impatto ambientale è contenuta anche un’elaborazione interessante sul piano teorico, ma di nessun valore pratico ed errato nel metodo e nelle conclusioni.

Vengono individuati gli “elementi sensibili del territorio” intendendo con tale dizione i luoghi da cui si vede il paesaggio in questione. Viene poi condotta una ”analisi della visibilità” sull’effettiva visibilità dell’area dagli “elementi sensibili”; a tal fine sono state definite tre fasce di distanza: primo piano fino a 500m, secondo piano in due fasce da 500 a 1.000m. e da 1.000 a2.000 m e sfondo a distanza superiore a 2.000 m. Alla visibilità è assegnato un punteggio che va da 4 per le parti visibili nella fascia di primo piano a 1 per le parti visibili nella quarta.

Viene poi definita la “qualità scenografica” dell’area in esame secondo una scala da 0 a4 incrociando il “livello di attrattiva”dell’area, corrispondente all’”attrattiva scenografica”.

 Tale metodo può essere forse utile in altri casi, in cui gli elementi di particolare valore di un paesaggio siano di piccole dimensioni, ma nel caso in esame è di nessun valore pratico in quanto l’oggetto principale della valutazione è il monte S. Lorenzo nel suo insieme, la cui visibilità e conseguente il cui valore identitario ed estetico non variano sostanzialmente nell’ambito di 2 o più chilometri di distanza dai punti di vista.

Inoltre il metodo appare errato in quanto è errato il valore assegnato ai vari elementi del paesaggio dell’area studiata, come ho precedentemente spiegato e non viene considerato l’unitario valore dell’aspetto identitario del paesaggio prodotto dal monte. 

 4      CONCLUSIONI

La relazione sull’impatto paesaggistico contenuta nella relazione di VIA va rifatta tenendo conto del valore identitario del monte S. Lorenzo e del valore estetico unitario che deve essere considerato eccezionale in larga parte dell’area che sarebbe interessata all’ampliamento della cava.

            L’ampliamento della cava come prospettato inciderebbe in modo grave e irreparabile sull’ eccezionale valore paesaggistico della parte del monte corrispondente alla cima e ai lati visibili dalla pianura.

 Trieste, 12 agosto 2007

arch. Roberto Barocchi


[1] Il valore identitario del monte S. Lorenzo è attestato anche dalla tradizione di devozione, che porta i maniaghesi il 10 agosto celebrare la festa di S. Lorenzo nella chiesetta sulla cima del monte.

[2] La descrizione di un metodo tassonomico – qualitativo da me elaborato consistente nel compilare una carta di classificazione della morfologia e in una carta di classificazione del valore paesaggistico del soprassuolo e quindi nell’incrocio delle due carte è stata pubblicata in www.ilpaesaggio.eu/classifi.htm e in: Barocchi R. La pianificazione del paesaggio, Quaderni del Centro studi Ezio Vanoni, Trieste, 2005. 

[3] Nei corsi di architettura del paesaggio ho sempre fatto valutare dagli studenti il valore paesaggistico delle varie parti di un territorio in base sia al metodo tassonomico – qualitativo, sia a un metodo qualitativo puro e ho poi fatto confrontare loro i risultati dei due metodi, che non possono essere esattamente uguali, ma che devono essere sostanzialmente simili se i metodi sono stati applicati correttamente. Il metodo tassonomico qualitativo ha in realtà un valore soprattutto didattico, essendo preferibile un metodo qualitativo puro, più difficile perché dipendente dalla sensibilità dell’esperto in paesaggio, ma in genere più realistico in quanto considera il paesaggio nel suo insieme.



 

 

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