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Un manifesto degli alberi in città
 

 


 Capita di vedere nei viali cittadini da ottobre a marzo squadre di feroci potatori che tolgono agli alberi i rami secondari e riducono i rami principali a penosi moncherini. La ragione di tale scempio è la paura dei pubblici amministratori che dei rami cadano provocando incidenti. Così, per stare tranquilli, ordinano una sorta di guerra preventiva ai rami: tagliarli tutti affinché uno non cada.

In realtà gli incidenti dovuti alla caduta di rami o piante intere sono molto pochi, infinitamente meno di quelli dovuti ad altre cause (si pensi alle molte migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti all’anno per incidenti stradali) e potrebbero essere molto ridotti se si facesse un più attento monitoraggio delle alberature eliminando prontamente i rami secchi e marcescenti e se si avesse più attenzione per le radici delle piante. Molto spesso infatti lo schianto di alberi lungo le strade è dovuto al poco spazio che si lascia alle radici. Capita poi che per collocare tubature si scavi vicino agli alberi tagliando gli apparati radicali.

Le pesanti potature e capitozzature non producono solo un danno estetico: indeboliscono anche le piante favorendo le infezioni e gli attacchi parassitari e causando una crescita ritardata e stentata delle foglie (su come eseguire le potature si veda a questo proposito l’articolo”Il verde nelle città. Le potature nei viali e nei giardini” a pag. 34 del n. 2/2006 della rassegna Tecnica).

Generalmente gli alberi dei parchi cittadini non subiscono un tale trattamento e sono lasciati crescere come natura vuole, ma capita che numerosi proprietari di giardini, per emulazione di quanto vedono fare agli alberi dei viali, facciano anch’essi potare in modo eccessivo i loro alberi, credendo che, se lo fa il Comune, sia una cosa necessaria.

I regolamenti comunali del verde urbano, quando ci sono, non sono univoci. Il regolamento del Comune di Trieste non contiene nessuna prescrizione sulle potature. Il regolamento di Torino detta prescrizioni premettendo che “un albero messo a dimora e coltivato in modo corretto e che non presenti difetti e alterazioni non necessita, di norma, di potatura”. Il regolamento di Firenze prescrive potature di mantenimento sugli alberi dei viali mentre sugli alberi dei parchi potature di rimonda solo se necessarie, “ad esempio a seguito di eventi calamitosi, per riduzione obbligata dell’apparato radicale o per attacchi parassitari”.

Per fare il punto su come debbano essere trattati gli alberi urbani si è svolto a Trieste un convegno promosso dalle associazioni Trafioriepiante e Triestebella con la partecipazione come relatori di tre esperti: il prof Francesco Ferrini presidente dell’Associazione italiana di arboricoltura, il dott. Andrea Maroé direttore del verde pubblico di Udine e Giorgio Valvason, dendrologo.

Alla fine del convegno è stato sottoscritto dai relatori e approvato dal pubblico presente un Manifesto per gli alberi in città.

 

MANIFESTO PER GLI ALBERI IN CITTÀ

I partecipanti, relatori e pubblico, al convegno “L’albero in città, semplice costo o grande risorsa?” tenutosi a Trieste il 27 novembre 2009 presso il Circolo della Stampa di Trieste.

PREMESSO CHE gli alberi della città, come ogni essere vivente:

-      hanno diritto a crescere sani e vivere felicemente la loro vita naturale;

-      producono un godimento estetico e aggiungono valore alla bellezza e all’identità dei paesaggi urbani quando sono vitali, ma non quando sono trattati contro la loro natura;

-      migliorano il microclima urbano tanto più quanto sono lasciati crescere secondo natura;

-      quando sono grandi vanno considerati anche come elementi storici alla stregua degli edifici di valore storico–architettonico e perciò per quanto possibile devono essere conservati.


FORMULANO I SEGUENTI VOTI:

PIANTAGIONE E TRATTAMENTO DEGLI ALBERI

1.    gli alberi siano piantati a distanza fra loro e da muri e confini sufficiente al loro sviluppo, onde evitare di subire in seguito pesanti potature per ridurne le chiome;

2.    si eviti di considerare gli alberi come semplici abbellimenti, piantandoli anche lungo marciapiedi stretti dove non possono svilupparsi adeguatamente;

3.    siano evitate capitozzature per far crescere gli alberi dei viali a forma di candelabri, poiché tale metodo ne deturpa la forma naturale producendo dei falsi;

4.    siano evitate radicali potature con l’eliminazione di rami secondari e la riduzione dei principali in moncherini, poiché tale barbaro trattamento comporta il pericolo di infezioni e marciumi, ritardando anche di mesi la produzione di foglie nel periodo vegetativo, con le conseguenze di indebolire gli alberi e di conferirgli per lungo tempo un aspetto penoso ed esteticamente orrendo;

5.    le potature siano fatte solo quando e nella misura in cui servono ad eliminare i rami secchi e malati o a ridurre (del minimo indispensabile) le chiome in eccessiva competizione tra loro o troppo vicine a muri, finestre e linee elettriche;

6.    quando i filari sono troppo fitti, a meno che non si tratti di alberi storici, si preferisca diradarne il numero piuttosto che intervenire con radicali potature.

ALBERI E GIARDINI STORICI

7.    i grandi alberi, soprattutto nei giardini storici, siano conservati sino alla fine del loro naturale ciclo vitale e si eviti di tagliarli solo per dare spazio al traffico, così come non si consentirebbe di demolire edifici storici solo per allargare piazze o strade;

8.    la piantagione altrove di nuovi alberi non sia considerata una compensazione all’eliminazione di alberi storici e tanto meno lo sia se i nuovi alberi vengono piantati su marciapiedi stretti privi dello spazio necessario al loro sviluppo;

CULTURA DEGLI ALBERI IN CITTÀ

  1. le Amministrazioni pubbliche diano il buon esempio, inseriscano nei regolamenti del verde urbano norme sulle adeguate potature e sui corretti sesti di impianto e facciano opera di divulgazione presso i proprietari di giardini, per eliminare il pregiudizio che li porta, anche per emulazione di quanto vedono fare nei viali cittadini, a inutili ed eccessive potature.


SOTTOSCRITTO DAI RELATORI AL CONVEGNO

Mariangela Barbiero presidente dell’associazione orticola del FVG “Tra Fiori e Piante”;

arch. Roberto Barocchi, presidente dell’associazione Triestebella;

prof. Francesco Ferrini docente ordinario di Arboricoltura urbana, impianto e gestione delle aree verdi, Università di Firenze, presidente della Società Italiana di Arboricoltura;

dott. Andrea Maroè, agronomo specializzato in arboricoltura ornamentale, direttore del Servizio del Verde pubblico di Udine;

Giorgio Valvason, dendrologo, specialista nella cura e manutenzione degli alberi.

 Trieste, 27 novembre 2009



 



 

 

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Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto Barocchi,

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