ISPAR Istituto per lo studio del paesaggio e del'architettura rurale

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3 Integrazione

Integrazione per non interferenza

Un'opera può integrarsi nel paesaggio in due modi:
- per non interferenza;
- per omogeneizzazione.
 
Si integra per non interferenza quando la sua forma è così estranea al paesaggio, da non entrare con questo in conflitto: in un ambiente antico un interruttore della luce od un telefono non sono sostanzialmente conflittuali poiché è bene evidente la loro diversità rispetto agli altri elementi di quell'ambiente, prodotti quando gli interruttori e i telefoni non c'erano; ugualmente, persone con vestiti contemporanei non stonano in un ambiente antico. Gli elementi non interferenti per chiara estraneità vengono debolmente percepiti quando si ammira un paesaggio, poiché si sa che non fanno parte di quell'ambiente inteso come unità storica e quindi si assume inconsciamente che le loro forme non facciano parte di quel paesaggio.
 
Se si ha dominanza quando un elemento diverso dal contesto prevale sugli altri elementi del paesaggio, si ha non interferenza quando un elemento diverso non predomina e può anzi, pur essendo visibile, quasi non essere percepito. O, se percepito, non è visto come conflittuale con l'intorno (dominanza) e neanche come elemento principale della veduta d'insieme (evidenza).
 
Passando ad elementi dell'architettura, appare corretto chiudere una cortina di edifici antichi, in cui si sia formato un vuoto, con una facciata completamente estranea allo stile delle facciate antiche, tanto da non entrare in conflitto formale con queste.
 

Condizione necessaria affinché un'opera si integri per non interferenza è che sia discreta: non deve cioè prevalere visivamente rispetto al contesto, ma limitarsi a "convivere", altrimenti diventerebbe un elemento dominante. Una facciata in vetro e acciaio in un tessuto storico, quindi, dovrebbe avere comunque larghezza ed altezza simili a quelle degli edifici antichi adiacenti e costituire più una pausa che non un elemento forte.
 
Una forma particolare di non interferenza è l'inserimento in strutture antiche di elementi moderni che mettano in evidenza alcuni elementi antichi. Ad esempio, se parte di un edificio lungo fosse crollata, si potrebbe chiudere la parete con vetrate mettendo in evidenza la sezione dell'edificio ed il disegno delle capriate. Un analogo processo, senza però usare elementi attuali (ma l'attualità sta in questo caso nel modus operandi), si fa quando su di una facciata si mettono in luce la tessitura del muro, omettendo di intonacarlo, o antichi resti di archi.
 

Un altro esempio di non interferenza può essere una ringhiera in ferro a protezione del belvedere sopra un paesaggio naturale; se la ringhiera è semplice e correttamente progettata, non entra in conflitto visivo poiché la si percepisce come elemento solo funzionale e non formale (o meglio, formalmente neutro), anche se una ringhiera in legno o una balaustra in pietra, che denoterebbero l'intenzione di porsi come elementi coerenti con quel paesaggio, potrebbero essere più gradite.
 
Un altro esempio ancora può essere un muretto di cemento a sostegno di una scarpata a monte di una strada forestale; essendo la strada un elemento artificiale del paesaggio vegetale, un elemento artificiale della strada stessa, purché sia giustificato e discreto, non dovrebbe provocare un conflitto visivo.

 

Non interferenza significante e non interferenza non significante

Gli elementi non interferenti hanno la caratteristica di produrre rumore visivo, ma non stonature

 

Un bel caso di integrazione per non interferenza significante: l'edificio in acciaio e vetro dell'arch. Valle in via Mercato Vecchio a Udine; l'integrazione con gli edifici antichi o vecchi della via è perfetta.

La non interferenza è divisibile in due sottotipi: un manufatto può essere non interferente perché insignificante: ad esempio una cabina telefonica di forme discrete in una piazza antica; oppure può essere non interferente, ma significante:  un bell'edificio moderno inserito in un tessuto edilizio antico del qual è chiaramente estraneo, producendo un effetto estetico positivo in quanto non prevale sul contesto, ma vi convive con un proprio messaggio (non interferenza significante
Un elemento non interferente non significante produce rumore visivo interrompendo nel punto in cui si trova l'unità della veduta, quindi più elementi di quel tipo possono "rovinare l'immagine":un cassonetto delle immondizie o un automobile che passa producono poco rumore e quindi poco danno, una quantità di cassonetti, cartelli, cabine del telefono, automobili danneggiano la veduta fino a volte a renderla scarsamente apprezzabile. Un elemento non interferente significante può appannare la veduta, ma è comunque in sé un elemento di interesse che può anche produrre un nuovo equilibrio.

 

Il piccolo sgorbio bianco

(ove si discetta sulla differenza fra un tendone e una veranda)

 

La veranda, ora demolita, davanti all'hotel 
Duchi d'Aosta a Trieste.

A Trieste qualche volta se pol. (si può; normalmente no se pol: non si può) Basta ottenere tutti i permessi e finalmente si possono fare, a dispetto dei vari vincoli, anche cose non belle.  
Davanti al grand hotel Duchi d’Aosta si poteva mangiare d’estate su una pedana riparata da un tendone. Il gestore pensò di sostituire tale apparato con una solida veranda in bianco alluminio con vetri affinché gli avventori potessero in ogni periodo dell’anno godere del bel paesaggio della piazza Unità. Costruito il bianco marchingegno, l’opinione pubblica ha espresso il suo indignato dissenso per la bruttura.  

Ma perché nessuno prima protestava?  
Perché fra una pedana con tendone e una tale veranda c’è una bella differenza, anche se le dimensioni sono le stesse. La prima, così come il tendone e i tavolini dell’antistante caffè degli specchi, era percepita come oggetto di arredamento e quindi come elemento
non interferente: produceva un po’ di rumore visivo, ma non proprio una stonatura. La veranda appare come un’aggiunta di volume, una superfetazione, insomma. È quindi una brutta stecca nella sinfonia della piazza, contornata da palazzi di architettura non eccelsa, ma in vario modo dignitosa, e che comunque nell’insieme producono un paesaggio di elevato valore. Come certi cantanti non bravissimi come solisti, ma ben affiatati, che fanno parte di un pregevole coro.  

Che si doveva fare allora?  
O progettare una veranda evidente tanto bella da divenire l’attrazione della piazza (cosa, penso, soverchiamente difficile) o darle una veste non interferente, come quello che c’era prima (cosa comunque non facile).  
Oppure lasciare le cose come stavano, non essendo scritto da nessuna parte che un albergatore possa ampliare il suo albergo a proprio piacimento anche a costo di rovinare un bel paesaggio.

Ma alfine avvenne un miracolo: con il nuovo arredo di Piazza Unità il Comune è riuscito a fare abbattere lo sgorbio bianco.
 

Uniformità

Un caso particolare di uniformità: il portale a sinistra è antico, quello a destra è recente. Potrebbe essere considerato un caso di mimesi, ma, trattandosi di un borgo del Carso triestino ove le forme tradizionali sono ancora vive e sono sentite come di identità della popolazione di lingua slovena, è da classificare piuttosto come un caso di uniformità.

L'integrazione per omogeneizzazione è il modo più comune di integrare un nuovo elemento nel paesaggio. Se in moltissimi casi si possono compiere in questo modo operazioni corrette, vi sono casi non infrequenti in cui l'effetto non è positivo.  
Questa forma di integrazione può aversi in quattro modi:
- per uniformità;
- per mimesi totale o parziale;
- per paramimesi;
- per coerenza.
 
Sono omogenei per uniformità gli edifici recenti costruiti con caratteri tradizionali ancora vivi e funzionalmente validi: costruire oggi ad Alberobello una casa a forma di trullo è un caso di mimesi; costruire in montagna un edificio moderno con caratteri tipici della montagna purché ancora attuali (ad esempio il tetto a forte pendenza) è un caso di uniformità. 

Gli esempi più comuni, anche se raramente producono effetti di grande interesse, sono gli edifici recenti inseriti in tessuti edilizi dello stesso periodo e con analoghi caratteri formali.
Altri casi di uniformità riguardano il paesaggio rurale: ad esempio, la divisione dei campi con filari arborei, pratica che conserva tuttora validità funzionale e va favorita.
Nei nuclei tradizionali l'uniformità rafforza il senso di tipicità delle forme: un carattere tipico, infatti, è percepito più fortemente come tale quando è generalizzato a tutti gli edifici di un abitato. 
 


Mimesi

La mimesi è il modo più classico di omogeneizzazione. Ci si può limitare ad un'integrazione parziale, ad esempio costruendo nuovi edifici con tetti in coppi ove questa forma sia diffusa, o con volumetrie analoghe a quelle degli edifici esistenti, sino ad arrivare a costruzioni "in stile" che si vorrebbero completamente mimetizzate con il tessuto circostante.  
L'integrazione per mimesi è accettabile quando non dia l'impressione di falso, che sarebbe controproducente, ma è generalmente da scegliere quando si debba ricostituire un manufatto preesistente. Ad esempio, sarà corretto ricostruire un muro in pietra usando lo stesso tipo di pietre e non sarà un delitto se dietro al paramento in pietra si getterà del cemento per rendere il muro più solido; per contro è sconsigliabile la falsa mimesi che persegue chi costruisce un cunettone o un muro di scarpata con elementi prefabbricati di cemento coperti da lastre di pietra che vorrebbero, senza ingannare nessuno, rappresentare un muro in pietra.
 
Si potrà anche, soprattutto oggi che il modernismo puro ha lasciato il posto ad un moderno più tollerante, costruire un edificio che richiami ampiamente caratteri tradizionali, soprattutto se si tratta di caratteri vernacoli (un edificio moderno in stile gotico o rinascimento o eclettico lascerebbe comunque sconcertati). Certe tipologie mediterranee di case per vacanze possono produrre anche una buona qualità architettonica; certe tipologie carsiche applicate ad edifici recenti possono essere viste con indulgenza; una casetta recente in stile montano tradizionale in montagna non entrerà nella storia dell'architettura, ma può anche essere graziosa. Oltretutto si tratta di tipologie a cavallo fra l’omogeneità e la mimesi.
 
Insomma, l'integrazione per mimesi è il modo più semplice
e in genere disimpegnato di produrre un effetto estetico accettabile (e nei casi di ricostituzione di manufatti preesistenti può essere l'unico metodo possibile). Si deve però operare cum grano salis evitando i falsi plateali.  
Un tipo positivo di mimesi è il rimodellamento e rinverdimento di un'area alterata (ad esempio una cava dismessa in un'area naturale o seminaturale), dandole un aspetto che la renda il meno possibile distinguibile dal contesto. In questo caso non si tratta di inserire un'opera applicandovi elementi di uniformità, ma piuttosto di cancellarne le tracce.
 

Un caso ancora più radicale di mimesi è la pseudomimesi, che si ha quando si copiano forme che neanche esistono nel luogo: ad esempio, una casetta tirolese in pianura, un edificio con archi in una periferia moderna.

La paramimesi è una mimesi parziale, per materiali o per forme.

 

Un caso di paramimesi per forma:  l'arco a destra, esistente, fu costruito in cemento negli anni '50 con funzione strutturale; l'arco a sinistra, costruito negli anni '90, è finto: la struttura portante è una soletta in cemento e la forma ad arco è data da due sottili pareti fra le quali, guardando da sotto in su, si vede la soletta piana.

Paramimesi per materiali, si hanno quando si cerca di rendere meno dissonante un elemento estraneo ad un paesaggio costruendolo in un materiale meno estraneo: è il caso dei pali di una linea elettrica in un bosco costruiti in legno o di un cunettone in elementi prefabbricati di cemento rivestiti in pietra (cosa che andrebbe evitata perché evidentemente falsa). 
La paramimesi per forma si ha quando nel nuovo si usano forme esistenti nei manufatti esistenti (vedasi foto a lato).
 

 


Coerenza

Infine, l'omogeneizzazione per coerenza è il metodo che, almeno in teoria, dovrebbe produrre i migliori risultati, consentendo opere che non nascondono la loro contemporaneità, ma che non stridono con il paesaggio in cui si inseriscono. L'omogeneizzazione per coerenza ha delle analogie con l'integrazione per non interferenza. Ad esempio, il muro di sostegno di una scarpata a monte di una strada forestale, citato come esempio di non interferenza con il paesaggio vegetale del bosco, si integra con la strada per coerenza apparendo, se ben realizzato, come necessario elemento costruttivo della strada stessa. Se però fosse alto 10 metri, potrebbe dare l'impressione di un manufatto troppo grande per una strada tanto modesta e conseguentemente parrebbe interferire con la strada ed anche, in definitiva, con il bosco.  
Un'opera, quindi, si omogeneizza per coerenza quando ha due qualità:
·
       è coerente, cioè non si pone in conflitto formale con l'intorno; e ciò è possibile quando ha una forma che, pur diversa e non mimetica rispetto all'intorno, è giustificata dalla sua funzione;
·
       è discreta, cioè ha forma e dimensioni rapportate alla sua funzione: non è quindi sovradimensionata né eccessivamente vistosa.  
Un tipo di manufatti omogeneizzati per coerenza sono le scarpate rivestite di elementi prefabbricati formanti un reticolo di vaschette entro cui può crescere della vegetazione: non sono mimetici perché sono chiaramente artificiali, ma sono coerenti e discreti perché con il loro contenuto verde alleggeriscono l'impatto visivo dell'opera restituendo alla vita vegetale e in parte animale uno spazio altrimenti abiotico. Un altro caso di omogeneizzazione per coerenza sono le pareti scavate in trincea in aree carsiche, rimaste in roccia viva: pur essendo chiaramente artificiali, sono formalmente coerenti con il paesaggio carsico.
 
Un ottimo caso di coerenza, che si dovrà sempre applicare, sono le strade progettate tenendo
conto della morfologia del terreno. Le autostrade dovrebbero sempre, almeno nei paesaggi collinari o montani, essere progettate come successioni di curve e non come successioni di rette raccordate da curve. Ogni tipo di strada dovrebbe, ogni volta che sia possibile, avere scarpate con pendenze non forti e raccordate con il piano di campagna mediante sezioni curve.  
Casi di incoerenza sono le sistemazioni idrauliche con opere pesantemente artificiali (quali i cunettoni) e le trincee stradali con pareti subverticali; a queste si dovranno preferire sezioni più ampie e raccordate con il piano di campagna per consentire alla vegetazione di arrivare sino al pelo dell'acqua e, nelle strade, per produrre una visuale laterale più aperta e un senso di minore costrizione. 
 

 

Acquisizione

L'acquisizione non è un rapporto, ma un processo mentale, per il quale ciò che all'inizio appare stonato o estraneo, poi, con il tempo, diviene familiare.Il paradosso della torre Eiffel è un caso esemplare di acquisizione: quando fu costruita provocò scandalo, ma produrrebbe altrettanto scandalo chi la volesse oggi demolire: da traliccio di ferro estraneo alla città è diventato, nell'immaginario collettivo, il simbolo di Parigi.

Il sentiero sulla sinistra, con gallerie, era un tracciato ferroviario. Costruire oggi una ferrovia in quella valle, che è una riserva naturale, non sarebbe ammissibile, ma il manufatto ottocentesco è entrato nell'immagine della valle e ne è divenuto un elemento caratteristico.

Rientrano in questo caso le opere estranee al paesaggio circostante che col tempo, per una forma di familiarità visiva, sono divenute elementi positivi del paesaggio. L'ex ferrovia Erpelle - Cosina, nel tratto che passa in Val Rosandra presso Trieste, è divenuta un elemento caratteristico della valle; eppure, se la si dovesse costruire oggi, provocherebbe vivaci e giustificate reazioni da parte degli ambientalisti. La ferrovia Pontebbana è stata acquisita nel paesaggio della Valcanale e, quando sarà dismessa, il suo stato di rudere la renderà paesaggisticamente forse ancora più interessante. Edifici oggi antichi costruiti facendo violenza ad un tessuto edilizio ancora più antico sono divenuti monumenti da tutelare e ci appaiono belli e per niente dissonanti con il contesto. Poiché l’acquisizione è un processo mentale piuttosto che un rapporto, un’opera può essere allo stesso tempo dominante (come la torre Eiffel) e acquisita, oppure evidente (come l’ex ferrovia in Val Rosandra) e acquisita.


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Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto Barocchi,

Può essere riprodotta citando  il nome dell'autore e dandone comunicazione a  info@ilpaesaggio.eu