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I casi
 

 

Decapitare un monte per ampliare una cava
per altre immagini i e informazioni su questo caso: www.montesanlorenzo.org

Leggi il parere paesaggistico elaborato per il Comune di Maniago (l'attuale amministrazione è contraria alla cava mentre la precedente era favorevole).

Le foto e le elaborazioni sono di Francesco Venier del Comitato SOS S. Lorenzo
 

A Maniago in provincia di Pordenone la cava di calcare di un cementificio ha giù mangiato una parte di un fianco del monte S. Lorenzo. Ora, per ampliarla, vorrebbero addirittura abbassare la cima. Dal punto di vista estetico, se si vuole utilizzare un rilievo per una cava può essere meglio scavare iniziando dalla cima che da un fianco, poiché in tal caso la cava, se ben coltivata, non si vedrebbe dalla pianura. Ma qui vi sono due ragioni per non autorizzare un tale danno:

  • riguardo all'aspetto estetico la cava si trova su un fianco del monte e il suo ampliamento comunque allargherebbe la ferita che, anche se rimodellata e rinverdita, non apparirebbe come prima anche perché, soprattutto su un substrato calcareo, è molto difficile, se non impossibile che si riformi in tempi non biblici la vegetazione originaria; infatti la parte già ripristinata ha un aspetto ben diverso da quella in cui la vegetazione è spontanea;
     

  • vi è poi l'aspetto identitario, tutelato dall'art. 131, comma 2 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (vedi norme nazionali). Il monte è per gli abitanti di Maniago quello che è il Pao do sucre per gli abitanti di Rio, la torre Eiffel per i parigini, il Tover Bridge per i londinesi: sovrasta la città da cui è percepito come un'entità familiare e amica. Cosa succederebbe se qualcuno proponesse di decapitare il Pao do sucre, di accorciare la torre eiffel, di dare una spuntatina alle torri del celebre ponte londinese?

Un buon paesaggio è non solo bello, ma anche identificativo del luogo e identitario, contenente cioè delle forme che fanno parte dell'identità culturale degli abitanti di quel luogo.  Il cementificio deve trovare altre alternative alla decapitazione del S. Lorenzo.

 

Una diga con forte impatto visivo
il caso è stato segnalato da Walter Maraldo

per altre immagini i e informazioni su questo caso: www.comunearba.it

  

immagini tratte dal sito del Comune di Arba www.comunearba.it

Sul fiume Meduna in provincia di Pordenone, nella stratta di Colle la regione vuole   costruire una diga. Il Comune di Arba è contrario, paventando gravi effetti negativi per la popolazione e proponendo una soluzione alternativa meno costosa e impattante rispetto alla diga.

Sotto il profilo paesaggistico (ma andranno poi considerati altri aspetti, quali gli effetti sui beni naturali  e quelli di carattere socioeconomico), la diga appare, dai fotomontaggi, molto impattante (anche se, a dire il vero, il ponte in primo piano non è dei più eleganti). Non sempre le dighe producono disastri sotto il profilo paesaggistico: possono talvolta, anche per un effetto di superdominanza, apparire degli elementi notevoli del paesaggio. In ogni caso, qualora venissero superati gli altri problemi  e si decidesse di costruire la diga, sarà necessario considerare attentamente anche l'aspetto paesaggistico, poiché una così rilevante alterazione paesaggistica produrrebbe un danno socioeconomico notevole, per la perdita di identità  e di attrattiva del luogo.


Un altro ecomostro

il caso è stato segnalato da Giancarlo Giombetti, Frascati

 

Vi invio delle foto ed un breve commento su di un grave caso urbanistico edi aggressione al paesaggio che "giace" dal 2003, anno delle prime segnalazioni delle associazioni ambientaliste.

Siamo in piena area S.I.C. Sito d’interesse comunitario - IT6030018 (“Cerquone-Doganella”)

L’edificio è situato “a bellaposta” a pochi metri dal confine del Parco regionale dei Castelli romani, nel territorio del Comune di Artena ma comunque all'interno di un Sito d’interesse comunitario (“Cerquone-Doganella”), l’opera, inoltre, insiste sulla "Zona di rispetto" del Consorzio Acquedotto Doganella, a pochi metri dalle zone a più alta tutela.

Per quanto riguarda il valore Paesaggistico del luogo che stiamo trattando credo che le foto allegate rendano l’idea del devastante impatto visivo causato dalla costruzione. Va tenuto in conto che “La “Doganella è una delle poche aree ancora sostanzialmente integre dei Castelli romani.

Le foto, di epoca diversa, si riferiscono al cantiere aperto nel 2003 e ad oggi fermo dopo le reiterate segnalazioni delle Associazioni ambientaliste.

 Rispetto alle foto del gennaio 2006 l’edificio oggi risulta “tamponato” quindi essenzialmente ultimato nella struttura. Per ulteriori informazioni: g.giombetti@virgilio.it

 Foto 1  - gennaio 2006 - L’immobile quasi ultimato, in primo piano l’area dell’ex Laghetto della Doganella invasa dalle acque delle piogge invernali. Sullo sfondo le pendici della catena Tuscolano-Artemisia.

 Foto 2  - da Google Earth- Il devastante impatto visivo sul paesaggio causato dalla costruzione reso evidente da una ripresa dall’alto, seppur virtuale.  

Foto 3 - 4 a sinistra l’immobile in costruzione, anno di inizio lavori il 2003, a destra una delle residenze del committente, anno di inizio lavori il 1598.


 

    

 

 

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Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto Barocchi,

Può essere riprodotta citando  il nome dell'autore e dandone comunicazione a  info@ilpaesaggio.eu 

 

 

 

 

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