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cos'è il paesaggio; il valore del paesaggio; come percepiamo il paesaggio; l'evoluzione del paesaggio nei secoli;
i due  tipi di alterazioni del paesaggio ; come fare per avere un buon paesaggio; pianificazione e paesaggio;
come pianificare in modo rispettoso del paesaggio; la classificazione del paesaggio ;
il valore identitario ;
i rapporti opera - paesaggio; sostituzione ;  rapporti forti;  integrazione; nascondimento;
le buone regole

 

 

 

Il valore identitario

L’art. 131 del Codice dei beni culturali e del paesaggio al comma 2 recita: “La tutela e la valorizzazione del paesaggio salvaguardano i valori che esso esprime quali manifestazioni identitarie percepibili”. Ma come incide l’aspetto identitario nel valore d’insieme di un paesaggio e come lo si può valutare?

Un buon paesaggio ha due essenziali caratteristiche: è bello, cioè produce, per la sua armonia, varietà o singolarità, un effetto di gradevolezza ed è identificativo del luogo di cui è l’aspetto, ha cioè un valore identitario. Un paesaggio anche gradevole, ma privo di valore identitario, manca di qualcosa, lo si percepisce come anonimo e non lo si può considerare un paesaggio esemplare. Un forte valore identitario, come vedremo, aumenta il valore di un paesaggio tanto da farlo classificare fra i paesaggi degni di conservazione assoluta.

ALCUNI ESEMPI

Quando fu costruita la torre Eiffel, si sollevarono vibrate proteste da parte dei parigini, che non volevano vedere un traliccio metallico nel centro di Parigi.[1] Oggi chi proponesse di demolirla sarebbe subissato da ancor più vibrate proteste. La torre Eiffel è rimasta come allora: un manufatto non eccelso sotto il profilo architettonico, ma eccezionale come documento dell’ingegno umano. Quello che è cambiato è l’immagine che oggi se ne ha: diventando familiare, è stata acquisita nell’immaginario collettivo e per di più ha assunto il ruolo di simbolo di Parigi, cioè un fortissimo ruolo identitario, che contribuisce a farla apparire bella.

Il cementificio di Fanna ricava il calcare dalle pendici del vicino monte S. Lorenzo, nei comuni di Maniago e Frisanco. In previsione dell’esaurimento della cava autorizzata, ha chiesto di ampliare il perimetro della cava fino a comprendere la cima del monte, che verrebbe abbassato di circa 50 metri. Il Comune di Maniago ha adottato una variante al proprio piano regolatore e quindi un piano attuativo, poi approvati, per consentire l’ampliamento della cava, ma si è formato un comitato di cittadini contrario a tale ampliamento, poiché modificherebbe il profilo del monte. L’amministrazione comunale che lo sosteneva ha perso le elezioni e l’attuale amministrazione, di cui fa parte un esponente del comitato, ha espresso, in sede di valutazione di impatto ambientale del progetto, parere contrario. Il monte S. Lorenzo può essere classificato paesaggisticamente come area di eccezionale valore sul lato ovest, che fa da quinta alla forra del torrente Colvera, delimitata dal piano urbanistico regionale come ambito di tutela ambientale, e come area di generale rilevante valore sui lati sud ed est, visibili da Maniago. Ma il monte ha per i maniaghesi un valore non solo estetico, bensì fortemente identitario, sovrastando la città ed essendo visibile dalla piazza centrale, così come, facendo le debite proporzioni, il Pao do sucre è il simbolo di Rio de Janeiro. Quindi tutto il monte, o quantomeno la sua cima e i lati est, sud ed ovest, assume un valore paesaggistico massimo e il suo abbassamento, a parte la diminuzione di valore conseguente all’aspetto non più perfettamente naturale della parte che verrebbe scavata, anche se poi rinverdita, sarebbe percepito dai maniaghesi come una grave offesa al loro monte.

Il colle di Buttrio avrebbe, per il suo aspetto di rilievo coperto vegetazione arborea, vigneti ed edifici ben inseriti nel verde, fra cui un castello, un valore paesaggistico elevato, ma il fatto di essere “il colle”assume per gli abitanti anche un aspetto identitario, per cui ha per loro un valore eccezionale, anche come scenario visibile dal centro urbano. Esso è visibile dalla piazzetta Tomasoni, sopraelevata, attraverso un’apertura fra le case in corrispondenza di un terreno parzialmente edificato che nel piano regolatore comunale è destinato a zona di riqualificazione urbanistica. Le norme di attuazione del PRG prescrivono che in tale zona siano salvaguardati gli assi visuali su tale colle, oltre che sui manufatti storici presenti nel sottostante ambito fluviale. Il piano particolareggiato della zona O di riqualificazione urbanistica adottato dal Comune prevede una cortina di edifici che chiuderebbe la visuale dalla piazzetta, mentre ne aprirebbe una più angolata e in basso. Fra gli abitanti di Buttrio si è formato un comitato che contesta il piano attuativo e chiede che sia mantenuta l’attuale visuale sul colle.

Da alcuni decenni vari imprenditori si sono succeduti cercando di valorizzare turisticamente la baia di Sistiana in provincia di Trieste e l’adiacente area dell’ex cava. L’ultimo in ordine di tempo ha presentato un progetto che prevede la costruzione nell’ex cava di un “villaggio istroveneto”. Ma nel Carso di Trieste non esistono villaggi istroveneti. Fra i vari motivi di opposizione delle associazioni ambientaliste, uno riguarda il fatto che un tale villaggio sarebbe un falso e quindi sarebbe incoerente con il paesaggio della costa triestina. La Soprintendenza ai monumenti in un parere del 2002, fra le varie osservazioni al progetto espresse anche l’avviso che “non appare motivata la scelta di proporre la “ricreazione” di un borgo antico recuperato, perché palesemente in contrasto con le caratteristiche insediative del territorio carsico e costiero” In effetti, un tale insediamento sarebbe un non luogo,[2] potrebbe piacere ai turisti sprovveduti, ma apparirebbe falso. Un’area di forte valore paesaggistico ed identitario come la costa e il Carso di Trieste richiede insediamenti che non ne travisino i caratteri e siano pertanto identificativi del luogo. 

 L’ASPETTO IDENTITARIO NELLA CLASSIFICAZIONE QUALITATIVA DEI PAESAGGI

Nelle relazioni di VIA (valutazione d’impatto ambientale) è necessario definire il valore del paesaggio in cui l’opera oggetto di VIA va a incidere. Anche nella formazione degli strumenti urbanistici dovrebbero essere redatte carte di valutazione del paesaggio nelle varie parti del territorio pianificato, ma ciò non è attualmente obbligatorio per legge.[3]

Abbiamo visto che un buon paesaggio deve essere bello, cioè gradevole, ma anche identificativo del luogo di cui è l’aspetto[4]. Deve cioè avere insieme un valore estetico ed un valore identitario. In alcuni casi il valore identitario è tale da condizionare fortemente il valore generale di un paesaggio; esso, come si è visto dagli esempi relativi al monte S. Lorenzo e al colle di Buttrio, può incidere nel determinare il valore di un paesaggio o di una sua parte facendo classificare i paesaggi che sarebbero in sé di generale elevato valore come paesaggi di eccezionale valore relativo al contesto (vedasi nella tabella la posizione 8). Vediamo ora cosa significa questa dizione.

I paesaggi possono classificarsi in base al loro valore estetico in quattro principali categorie.

  1. i paesaggi di eccezionale valore che devono essere conservati e non dovrebbero subire modifiche;

  2. i paesaggi di generale elevato valore che possono subire le trasformazioni che non si possano localizzare altrove (ad esempio, l’espansione di un borgo montano per le esigenze degli abitanti o la costruzione di una strada), a condizione che vengano fatte con particolare cura per minimizzare la perdita di valore;

  3. i paesaggi di comune valore che possono subire trasformazioni anche ampie, purché tali trasformazioni non ne diminuiscano il valore e, se possibile, lo aumentino;

  4. i paesaggi degradati nei quali le trasformazioni sono necessarie per raggiungere una qualità accettabile.

Tali classi possono essere ancora suddivise,come mostrato in tabella.

Si nota che le differenti classi di valore paesaggistico comportano differenti modalità di azione: dal divieto di compiere trasformazioni fino alla necessità di compierle.

Il valore identitario deve sempre essere presente in un buon paesaggio. Quando è notevole, può fare la differenza, facendo ritenere che tale paesaggio debba essere rigorosamente conservato.

 Le classi di qualità dei paesaggi: In neretto i casi di valore incrementato da un forte aspetto identitario. Il punteggio nella colonna POSIZIONE non corrisponde a una scala proporzionale di valori, ma ha la funzione di indicare la posizione dei vari valori nella scala. Ad esempio, le posizioni 9 e 8 e rispettivamente 1 e 0 corrispondono a valori equivalenti.

CLASSI DI VALORE

SOTTOCLASSI

POSIZIONE

ESEMPI

INTERVENTI

 

 

 

 

 

CALLITOPI aree di eccezionale valore

CALLITOPI ASSOLUTI paesaggi di grande bellezza

9

laghi di Fusine, cime dolomitiche

 

 

 

conservazione; non andrebbe ammessa nessuna modificazione con effetti visibili

CALLITOPI RELATIVI AL CONTESTO assumono eccezionale valore in quanto:

1.     elementi di spicco del paesaggio;

2.     caratterizzati da forte valore identitario

8

 

 

 

1.    bosco S. Marco in comune di Aquileia, in sé non eccezionale, assume valore in quanto elemento emergente da una pianura piatta;
 

2.     monte S. Lorenzo a Maniago, colle di Buttrio

CALLITIPI aree di generale elevato valore

ALTI

7

paesaggio alpino con rari edifici tradizionali ed ampia presenza di boschi e prati (valle di Preone); baia di Sistiana

modifiche del paesaggio solo in caso di comprovata necessità, da farsi con particolari cautele mantenendo per quanto possibile il valore paesaggistico

MEDI

6

paesaggio montano o collinare in genere con scarsi elementi dissonanti

BASSI

5

paesaggio montano o collinare in genere con vari elementi non di pregio

NORMOTIPI aree di comune valore

ALTI

4

paesaggio comune ma ordinato: campagna di pianura a campi chiusi, periferia a ville e giardini

 

modifiche possibili, curando che il paesaggio non venga peggiorato e se possibile venga migliorato

MEDI

3

comune paesaggio urbano, coltivazioni estensive

BASSI

2

paesaggio urbano di scarsa qualità

CACOTIPI aree degradate

CON DEGRADO DI EDIFICI DI PREGIO

1

comprendono edifici o altri manufatti storici o di pregio architettonico o documentale degradati

 

modifiche necessarie, ma con il recupero degli eventuali edifici e altri manufatti di pregio

PER DEGRADO

0

zone industriali degradate, cave abbandonate, periferie molto caotiche

Barocchi R., 2000, agg. 2003 - 2007 

[1] ...una costruzione fra tutte destò innumerevoli ed aspri contrasti. Si tratta della famosissima torre Eiffel innalzata nell'area dell'esposizione mondiale di Parigi del 1889 organizzata in ricordo della libertà conquistata dai Francesi un secolo prima. ... Il progetto suscitò le proteste di molti. Una di queste - redatta da un gruppo di artisti e letterati tra cui Zola e Maupassant - così si esprime: “Noi scrittori, pittori, scultori, architetti e appassionati ammiratori della bellezza di Parigi, fin qui non offesa, in nome del buon gusto francese protestiamo con tutte le nostre forze contro la costruzione di questa inutile e mostruosa torre Eiffel, che con lo spirito ironico dell'anima popolare, ispirata da un sano buon senso e da un principio di giustizia, ha già battezzato la torre di Babele. La città di Parigi si assocerà veramente alle esaltate affaristiche fantasticherie di una costruzione meccanica - o di un costruttore - disonorandosi e degradandosi per sempre?” COLOMBO G. Il cammino dell'uomo - civiltà e culture. Storia per la scuola media. Vol. 3, pag. 182. Istituto geografico De Agostini, Novara, I ed. 1991.

[2] Il termine non luogo sta a significare un’area che non è identificabile come propria di uno specifico luogo; sono non luoghi ad esempio i grandi centri commerciali, che possono essere collocati ovunque in quanto non hanno riferimenti formali con il territorio e i grandi casinò di Las Vegas, aventi l’aspetto di una finta Venezia con tanto di piazza S. Marco in scala ridotta o di piramidi egizie.

[3] Un tale obbligo era stato inserito nelle norme di attuazione del PTRG (piano territoriale regionale) del Friuli – Venezia Giulia terminato nel maggio del 1997, ma non entrato in vigore.

[4] La qualità del paesaggio, quindi, deriva in varia misura secondo i casi da aspetti estetici, quali l'ordine, l'equilibrio formale, la varietà ed anche il disordine pittoresco e le dissonanze singolari, ma anche da aspetti di identità, cioè da forme di una struttura che riconosciamo adatta alla funzione del vivere, siano esse singole o nel loro insieme. Dalla relazione del progetto di PTRG di cui alla nota precedente, parte IV, capitolo 6, pag. 273.

 

 

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Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto Barocchi.
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