Il sito del paesaggio

home
 

Contributi

Questa pagina contiene contributi inviati al sito
 

 

BENE LE CINQUE VELE, MA NARDO’ NON E’ SOLO MARE!

Bruno Vaglio, agronomo

 

Sono trascorse poche settimane dalla incoronazione di Nardò a regina delle spiagge pugliesi, premiata con Cinque Vele per il secondo anno consecutivo.

Ciò ovviamente non può che farci piacere, ma l’entusiasmo è destinato a stemperarsi presto alla constatazione che il riconoscimento di Legambiente che attende prevalentemente alla qualità delle costa e al parco regionale di Portoselvaggio e Palude del Capitano non considera lo stato della gran parte del territorio e, altrimenti non potrebbe essere, difatti da diversi anni assistiamo ad un crescente degrado paesaggistico e ambientale dell’entroterra del territorio comunale.

Dall’immediata periferia dove ci si è affrettati ad azzerare tanti segni del passato signorile, contadino e rurale (agrumeti secolari, giardini di fruttiferi minori, pergolati, ecc.), testimonianze di una civiltà equilibrata, efficiente e dignitosa, proseguendo nelle campagne, che è l’oggetto centrale del presente articolo, si assiste al vero e proprio “saccheggio culturale”:

Come chiamare diversamente  i tanti esempi di inciviltà rurale del “new building” delle nostre campagne? L’erezione di sempre più alte recinzioni in mattoni di cemento lasciate rigorosamente a vista e  la costruzione di villette dalla scadente qualità architettonica e dal loro surreale arredo verde, dalle indiscriminate palmificazioni, assolutamente avulso dal contesto sono alcuni significativi esempi.

Tutto questo che può essere considerato un assurdo sperpero di paesaggio, accanto al bel mosaico caratterizzante di campi con filari di superstiti viti ad alberello pugliese, ulivi secolari, annosi mandorli e carrubi, lembi di macchia mediterranea e semplici architetture minori “senza architetto” dei furnieddri e dei muretti a secco.

In questo eloquente panorama come non definire incongruenti e vacui i fiumi di parole sul ruolo che i nostri rinomati prodotti agroalimentari avrebbero come ambasciatori del nostro territorio? …ma quale territorio, con quale identità?

Che cosa ne è della campagna, del paesaggio rurale formatosi in secoli di duro e rispettoso lavoro, vero e proprio specchio identitario del nostro popolo?

Le sacrosante battaglie contro le insensate torri eoliche (speculazione ambientale a vantaggio di pochi) devono anche considerare che sugli stessi territori si consuma una, certamente meno eclatante, ma altrettanto, se non peggiore, devastazione del paesaggio. Qualche ecomostro lo abbiamo visto cadere, ma il degrado diffuso agisce subdolamente  creando un circolo vizioso che “che poi… giustifica” ulteriori scempi secondo il famigerato concetto del “tanto ormai” e quel che è peggio, genera cultura, alzando la soglia della nostra percezione del brutto.

Ma davvero non si può far nulla per impedire che la casa rurale di turno, che è più giusto chiamare col suo vero nome di seconda casa (in quanto spesso non funzionalmente connessa con l’attività produttiva), non possa sfregiare permanentemente l’identità di interi vasti paesaggi? In un recente studio scientifico (Tempesta e Thiene, 2007) sono state individuate le relazioni tra la percentuale di una veduta occupata da tralicci dell’alta tensione, fabbriche e abitazioni sparse e la qualità estetico – percettiva . E’ sufficiente anche una lieve intrusione nel paesaggio rurale di questi elementi per determinare un forte scadimento della qualità estetica. Inoltre si può notare che il maggior degrado è causato dall’intrusione iniziale di questi elementi non coerenti con il paesaggio rurale.

E’ la trasformazione iniziale a causare il danno paesaggistico maggiore poiché comporta la perdita della coerenza estetica e identitaria del territorio.

A questo punto viene da chiedersi se è giusto porre sullo stesso piano il diritto (purtroppo legittimo) di pochi privati cittadini di poter urbanizzare banalmente antiche e nobili contrade rurali con quello collettivo di aspettativa identitaria e delle opportunità di sviluppo economico ad essa legate?

E’ di questo che si parla!

Sia ben chiaro non si tratta di voler imbalsamare il presepio, non funzionerebbe! ma, piuttosto di indirizzare un sano e corretto presidio del territorio limitando l’inventiva e promuovendo quella cultura necessaria (anche semplicemente attraverso corsi e/o seminari tematici di esperti di beni culturali e ambientali) per incentivare prioritariamente al recupero dell’esistente attraverso un’architettura e una paesaggistica di qualità ispirata al carattere locale e alla tradizione.

Si darebbe così finalmente sostegno agli sforzi pionieristici di taluni avveduti piccoli imprenditori rurali (lasciati alla solitaria libera improvvisazione!) che stanno scommettendo su questa risorsa attraverso una agricoltura tipica e di qualità e a un turismo qualificato e destagionalizzato di cui tanto si parla (da mille convegni a questa parte!).

La questione non è il voler musealizzare il paesaggio, ma di farlo funzionare, cioè renderlo compatibile con uno sviluppo che perpetui la stessa risorsa dell’immenso patrimonio culturale (qual è il nostro paesaggio) nella sua capacità di produrre, rigenerarsi e di attrarre.

Un paesaggio all’interno del quale trova posto, in una storia infinita di un sistema policentrico formatosi nel corso dei secoli, tra centro urbano, campagne e coste,  un unico e singolare sistema paesaggistico.

La perdita di tale patrimonio, oltre ad equivalere a un vero e proprio genocidio culturale, ci costerà anche in termini economici.

Dobbiamo impegnarci perché ciò sia assolutamente scongiurato. E’ solo l’inizio di un film gia visto altrove, ma possiamo ancora farcela a cambiare pellicola, magari mettendo in campo la responsabilità e l’orgoglio che si è dimostrato di avere per altre importanti questioni del nostro territorio.

Solo così, la speranza (anche nel senso della rinomata contrada rurale) sarà l’ultima a morire!



 



 

 

home

 

Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto Barocchi,

Può essere riprodotta citando  il nome dell'autore e dandone comunicazione a  info@ilpaesaggio.eu 

 

 

 

 

 forme di tutela: