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cos'è il paesaggio; il valore del paesaggio; come percepiamo il paesaggio; l'evoluzione del paesaggio nei secoli;
i due  tipi di alterazioni del paesaggio ; come fare per avere un buon paesaggio; pianificazione e paesaggio;
come pianificare in modo rispettoso del paesaggio; la classificazione del paesaggio ;
il valore identitario ;
i rapporti opera - paesaggio; sostituzione ;  rapporti forti;  integrazione; nascondimento;
le buone regole

 

 


Come pianificare in modo rispettoso del paesaggio
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Questo testo è tratto da: BAROCCHI R. La pianificazione del paesaggio, Quaderni del centro studi economici politici Ezio Vanoni, n. 3 - 4/2005, Trieste

COME REDIGERE UN PRGC SOTTO IL PROFILO PAESISTICO

     Abbiamo visto che uno strumento urbanistico, e quindi anche un PRGC, può avere potenti e benefici effetti sul paesaggio mediante corrette localizzazioni delle trasformazioni e contenendo norme che indirizzino la progettazione delle nuove opere. Per avere gli elementi di conoscenza necessari alla redazione di tale strumento occorre in primo luogo compiere delle analisi per dare a ogni parte del paesaggio un valore. Infatti i problemi di impatto paesaggistico di nuovi insediamenti sono tanto più delicati quanto maggiore è il valore paesaggistico dell’area che ne è interessata fino a non consentire nuove opere che comportino in aree di eccezionale valore modificazioni visibili.

LE ANALISI

     Comunemente si classifica il paesaggio secondo un criterio tassonomico in base alle caratteristiche degli elementi delle varie parti del territorio distinguendolo in unità e tipi di paesaggio.[1] Ai nostri fini una classificazione tassonomica non è utile in quanto non definisce il valore delle varie parti di un territorio. Per conoscere tale valore si possono applicare due metodi[2]:

·        un metodo qualitativo puro che si basa sulla sensibilità ed esperienza estetica del classificatore;
·
        un metodo tassonomico – qualitativo che si basa sul valore paesaggistico presunto di ogni singolo elemento morfologico e di soprassuolo.

   I due metodi non danno risultati perfettamente uguali. Nella pratica professionale sarebbe sufficiente applicare il metodo qualitativo, ma a fini didattici è bene applicare i due metodi per operare un controllo dei risultati e far sì che gli studenti si rendano meglio conto delle qualità paesaggistiche delle varie parti di un territorio.

Per sapere come condurre queste analisi vai alla pagina la classificazione del paesaggio

 LE SCELTE

     Sapere quanto ogni parte di un territorio vale in termini qualitativi è indispensabile per potere operare due tipi di scelte:

·        con le scelte localizzative si decide cosa si può ammettere in ogni parte del territorio: edificazione residenziale, industriale, per attrezzature e infrastrutture, agricoltura, aree boscate;

·        con le scelte normative si definiranno quei criteri di edificazione che consentiranno di inserire le nuove opere e trasformazioni nel paesaggio.

 LE SCELTE LOCALIZZATIVE

     Tanto più alto è il valore paesaggistico di un luogo, tanto minori sono le trasformazioni ammissibili. La tabella 5 dà un’idea dell’ammissibilità delle trasformazioni in funzione del valore paesaggistico:[3]

      In sede di redazione di uno strumento urbanistico si dovranno considerare varie alternative per ogni tipo di nuovo insediamento, scegliendo, compatibilmente con la fattibilità in base anche ad altri parametri di carattere idrogeologico, naturalistico e funzionale, le aree in cui la nuova edificazione comporti il minore danno paesaggistico possibile.

TABELLA 5: TRASFORMAZIONI AMMISSIBILI

VALORE

PAESAGGISTICO

TRASFORMAZIONI AMMISSIBILI

molto alto, callitopi

generalmente nessuna trasformazione; saranno ammesse opere occultate o almeno mascherate quando necessarie oppure piccole opere comunque coerenti, quali viabilità forestale.

medio – alto - callitipi

edifici ed infrastrutture quando necessario, curandone la localizzazione e dando loro un rapporto con il paesaggio generalmente basso.

mediocre - normotipi

qualsiasi trasformazione curando comunque che non comporti un peggioramento del valore paesaggistico e semmai un miglioramento.

basso - cacotipi

qualsiasi trasformazione, possibilmente anche con lo scopo di eliminare il degrado, salvo che il basso valore non sia dato da edifici in sé pregevoli, ma in rovina, nel qual caso andrà prescritto il recupero di tali edifici.

              È evidente infatti che è preferibile far passare una strada in pianura invece che in montagna o lungo un fondovalle invece che ortogonalmente a una valle; che aree edificate vanno poste possibilmente in espansione di altre aree edificate in sostituzione di aree agricole di non grande pregio, piuttosto che di boschi o uliveti o coltivi a campi chiusi; che le sponde di un lago o di un fiume non andrebbero edificate, ecc.

 L’ANALISI DI SOGLIA

     Un metodo semplice per decidere dove mettere che cosa in un territorio è la redazione di una carta delle soglie. Questo metodo è nato per considerare altri aspetti che condizionano la localizzazione delle trasformazioni di un territorio. Ad esempio, sappiamo che è necessario allegare a ogni piano regolatore una cartografia geologica che definirà:

·        le parti del territorio in cui non è possibile edificare in quanto eccessivamente pericolose (aree franose o esondabili o aree con elevata risposta sismica);
·
        le parti senza problemi ove sotto l’aspetto geologico e sismico è possibile edificare;
·
        le parti con qualità geologiche e sismiche intermedie in cui si può edificare con cautele.

      Lo stesso può farsi in funzione dell’acclività, definendo delle aree no con acclività così alta da rendere troppo onerosa l’edificazione, delle aree sì con bassa acclività e delle aree ni, intermedie, edificabili con vantaggio economico solo se non vi è sufficiente disponibilità di aree sì.

TABELLA 6 VALORI DI SOGLIA NELLA CARTA DI SINTESI

  

nessun problema

ni problemi da considerare

no aree non adatte

nessun problema

 

ni

no

ni problemi da considerare

 

ni

ni

no

no aree non adatte

 

no

no

no

     Anche per gli aspetti paesaggistici possiamo definire delle aree no, che corrispondono ai callitopi, delle aree ni che corrispondono ai callitipi e delle aree sì che corrispondono ai normotipi e ai cacotipi. Niente vieta poi di compilare delle carte delle soglie per i vari aspetti: geologico, clinometrico, del valore agronomico dei terreni (in cui le aree no sono i terreni con colture di particolare pregio) e del valore paesistico e poi incrociarle ricavando una carta in cui:

·           le aree corrispondono alle parti che sono sì in ogni singola carta delle soglie;
  ·
           le aree no corrispondono alle aree che sono no in almeno una carta delle soglie;
  ·
           le aree ni corrispondono alle parti che sono ni in una o più carte e sì nelle altre.

      Nelle aree no l’edificabilità non è ammessa salvo casi di particolare necessità e compatibili con le caratteristiche delle aree; ad esempio nelle aree no sotto il profilo paesaggistico non dovrebbero essere ammessi nuovi edifici, ma potranno essere consentite opere occultate, quali condutture elettriche interrate o viabilità forestale quando indispensabile.

      Nelle aree ni l’edificazione è ammessa quando non sia localizzabile in aree sì e va progettata con le necessarie cautele.

      Nelle aree sì l’edificazione è ammissibile, fermo restando che sotto il profilo paesaggistico dovrà comunque essere progettata correttamente.

 LE SCELTE NORMATIVE

     Un contenuto particolarmente delicato di un piano sono le norme: se troppo blande rischiano di vanificarlo, soprattutto per l’aspetto paesaggistico che nelle aree in cui è consentita l’edificazione andrebbe regolamentato con cura; se troppo restrittive rischiano di imbalsamare l’edificazione in forme accademiche e ripetitive.[4] Un elenco di norme è riportato nel capitolo 3.4.

      Si possono distinguere:

·        norme generali relative ai contenuti dei progetti delle opere e alle caratteristiche che devono avere le singole categorie di opere;
·
        norme relative alle singole zone.

     Prima però occorre trattare di un altro importante aspetto che sarà bene considerare nella redazione delle norme: i rapporti opera – paesaggio.


NOTE

[1] Una classificazione di tipo tassonomico è stata fatta per la Regione Friuli – Venezia Giulia da un gruppo di professionisti coordinato dal prof. Mario Masoli e formato dall’arch. Pietro Cordara, dal geol. Paola Mosetti, dal dott. for. Fabio Stergulc, dal fotografo Luca Laurenti e dal prof. Francesco Miceli. Lo studio divide la Regione in 7 tipi paesaggistici generali suddivisi a loro volta in unità di paesaggio. La ricerca è stata pubblicata in: Regione Autonoma Friuli – Venezia Giulia – Direzione regionale della pianificazione territoriale, La tutela del paesaggio nel Friuli – Venezia Giulia, Ufficio Stampa e pubbliche relazioni della Regione, Trieste, 1993.

[2] Questi metodi sono stati elaborati dal sottoscritto e sperimentati durante gli anni accademici 2002 – 2003 e 2003 – 2004 nell’insegnamento di architettura del paesaggio presso il corso di laurea in politica del territorio nel Polo Goriziano dell’Università di Trieste.

[[3] vedasi anche la tabella Rapporti opera – paesaggio in relazione al valore paesaggistico del luogo nel capitolo 3.2.2.1.

[4] Prescrivere ad esempio che in un centro storico si possano progettare solo edifici con facciate rigidamente coerenti con l’edificazione tradizionale può portare all’uso della mimesi (vedasi paragrafo 3.2.2.1), con delle facciate che poveramente e falsamente tentano di copiare quelle degli edifici antichi.

 

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Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto Barocchi.
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