Il sito del paesaggio

 


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cos'è il paesaggio; il valore del paesaggio; come percepiamo il paesaggio; l'evoluzione del paesaggio nei secoli;
i due  tipi di alterazioni del paesaggio ; come fare per avere un buon paesaggio; pianificazione e paesaggio;
come pianificare in modo rispettoso del paesaggio; la classificazione del paesaggio ;
il valore identitario ;
i rapporti opera - paesaggio; sostituzione ;  rapporti forti;  integrazione; nascondimento;
le buone regole

 

 


Come percepiamo il paesaggio

il paesaggio dipende dal percepito, la sua visione anche dal percepente

Se il paesaggio è l'insieme delle forme di un luogo e quindi non cambia se non cambiano le caratteristiche di quel luogo, la sua percezione non è uguale per tutti, poiché dipende dal punto dal quale lo percepiamo (panorama), dalla direzione in cui guardiamo (veduta) e, cosa importante, dal nostro modo di vedere le cose. Di un paesaggio boschivo un naturalista, un forestale, un poeta, un architetto  o un ragioniere hanno percezioni diverse, poiché il primo nota soprattutto le associazioni vegetali, il secondo le caratteristiche del bosco (specie presenti, piano dominante e piano dominato, densità, ecc), il terzo troverà forse ispirazione , il quarto ne osserverà la forma anche in rapporto al contesto, il quinto , magari, dirà solo che è bello.

La percezione che noi abbiamo di un paesaggio è anche di tipo temporale, nel senso che non vediamo tutti gli aspetti di quel paesaggio, ma prima i dominanti, poi, ma mano che lo osserviamo, gli altri aspetti, sempre più minuti o meno vistosi.

Il giudizio che diamo di un paesaggio o di un suo elemento, come può essere un edificio o una piazza dipende molto dalla nostra cultura, ma anche dal fatto che quel paesaggio o elemento ci sia familiare o no; uno stesso paesaggio può piacere se vi siamo abituati e non piacere se risulta modificato rispetto al precedente, per un processo mentale di acquisizione o familiarizzazione.

 

 

Val Rosandra nel Carso triestino. Il sentiero sulla sinistra, con gallerie, era un tracciato ferroviario. Costruire oggi una ferrovia in quella valle, che è una riserva naturale, non sarebbe ammissibile, ma il manufatto ottocentesco è entrato nell'immagine della valle e ne è divenuto un elemento caratteristico.

 

 

L'acquisizione

L'acquisizione non è un rapporto, ma un processo mentale, per il quale ciò che all'inizio appare stonato o estraneo, poi, con il tempo, diviene familiare. Il paradosso della torre Eiffel è un caso esemplare di acquisizione: quando fu costruita provocò scandalo, ma produrrebbe altrettanto scandalo chi la volesse oggi demolire: da traliccio di ferro estraneo alla città è diventato, nell'immaginario collettivo, il simbolo di Parigi.
Rientrano in questo caso le opere estranee al paesaggio circostante che col tempo, per una forma di familiarità visiva, sono divenute elementi positivi del paesaggio. L'ex ferrovia Erpelle - Cosina, nel tratto che passa in Val Rosandra presso Trieste, è divenuta un elemento caratteristico della valle; eppure, se la si dovesse costruire oggi, provocherebbe vivaci e giustificate reazioni da parte degli ambientalisti. La ferrovia Pontebbana è stata acquisita nel paesaggio della Valcanale e, ora che è stata dismessa, il suo stato di rudere la rende paesaggisticamente forse ancora più interessante. Edifici oggi antichi costruiti facendo violenza ad un tessuto edilizio ancora più antico sono divenuti monumenti da tutelare e ci appaiono belli e per niente dissonanti con il contesto. Poiché l’acquisizione è un processo mentale piuttosto che un rapporto, un’opera può essere allo stesso tempo dominante (come la torre Eiffel) e acquisita, oppure evidente (come l’ex ferrovia in Val Rosandra) e acquisita.

ll paradosso della torre Eiffel

... una costruzione fra tutte destò innumerevoli ed aspri contrasti. Si tratta della famosissima torre Eiffel innalzata nell'area dell'esposizione mondiale di Parigi del 1889 ... Il progetto suscitò le proteste di molti. Una di queste - redatta da un gruppo di artisti e letterati fra cui Zola e Maupassant - così si esprime: "Noi scrittori, pittori, scultori, architetti e appassionato ammiratori delle bellezze di Parigi, fin qui non offesa, in nome del buon gusto francese protestiamo con tutte le nostre forze contro la costruzione di questa inutile e mostruosa torre Eiffel, che lo spirito ironico dell'anima popolare, ispirata da un sano buon senso e da un principio di giustizia, ha già battezzato la torre di Babele. la città di Parigi si assocerà veramente alle esaltate affaristiche fantasticherie di una costruzione meccanica - o di un costruttore - disonorandosi e degradandosi per sempre?" (COLOMBO G. Il cammino dell'uomo - civiltà e culture. Storia per la scuola media. Vol. 3, pag. 182., Istituto geografico De Agostini, Novara, I ed. 1991.)
Ma se oggi qualcuno volesse demolire la torre, altre vibrate proteste si leverebbero non solo dai parigini, ma da tutto il mondo. Forse nel frattempo la torre è divenuta più bella? No, semplicemente la sua immagine è stata acquisita nell'immaginario collettivo e la gente ci si è affezionata a tal punto che è divenuta il simbolo di Parigi.

 

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Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto barocchi.
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