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cos'è il paesaggio; il valore del paesaggio; come percepiamo il paesaggio; l'evoluzione del paesaggio nei secoli;
i due  tipi di alterazioni del paesaggio ; come fare per avere un buon paesaggio; pianificazione e paesaggio;
come pianificare in modo rispettoso del paesaggio; la classificazione del paesaggio ;
il valore identitario ;
i rapporti opera - paesaggio; sostituzione ;  rapporti forti;  integrazione; nascondimento;
le buone regole

 

La classificazione del paesaggio

Classificazione tassonomica e classificazione qualitativa

Generalmente i paesaggi sono classificati con metodi tassonomici distinguendoli in tipi e unità di paesaggio in base alle loro caratteristiche. Un teritorio vasto, come quello di una regione, è suddivisibile in vari tipi e unità di paesaggio; ad esempio il territorio della Regione Friuli - Venezia giulia è stato suddiviso in uno studio redatto negli anni '90 in 7 tipi e 33 unità di paesaggio (Regione autonoma Friuli - Venezia Giulia, Direzione regionale della pianificazione territoriale, La tutela del paesaggio nel Friuli - Venezia Giulia, 1993.)
Tuttavia le classificazioni di tipo tassonomico sono poco utili alle attività di pianificazione del territorio di progettazione delle opere , in quanto non consentono di operare giudizi di valore. Infatti,
tanto maggiore è il valore paesaggistico di un luogo, tanto meno, in genere esso sopporta interventi che lo modifichino. Occorrerà allora, classificare le varie parti di un territorio secondo il loro valore paesaggistico, e poi scegliere di collocare l’opera, compatibilmente con le sue esigenze funzionali, ove il valore paesaggistico sia minore e quindi possa subire una minore perdita di valore. Il compito di localizzare le trasformazioni del territorio è proprio dei piani urbanistici, ma nella progettazione delle grandi opere è anche compito della fase progettuale in cui si dovranno valutare diverse alternative e scegliere la meno impattante.
Occorre insomma operare una classificazione qualitativa.

La classificazione qualitativa

Il valore paesaggistico di un luogo è distinguibile in  quattro grandi categorie di paesaggio, ad ognuna delle quali corrisponde in linea di massima un diverso modo di operare.

Le quattro categorie sono:

  1. le parti di eccezionale valore, come possono essere delle cime dolomitiche o dei laghi alpini,  che devono essere conservate quali sono e quindi non vi si possono ammettere trasformazioni che ne alterino l’aspetto. In analogia con i biotopi, che sono le parti di un territorio di maggior valore naturalistico, ho proposto di chiamarle callitòpi. (Un esempio di area di eccezionale valore: i laghi di Fusine.)

  2. le aree anche estese di generale elevato valore , quali le valli alpine, le aree collinari, il Carso di Trieste. Qui non è sempre possibile evitare trasformazioni, poiché chi vi abita ha comunque delle esigenze, ma le nuove edificazioni dovrebbero essere progetterete con una particolare cura. Ho proposto di chiamare queste aree callitipi. (foto callitipo)

  3. le aree di comune valore: lo sono ad esempio le aree residenziali e industriali e le campagne coltivate di tipo estensivo. In queste aree la libertà dei progettisti è maggiore, anche se l’aspetto comune non autorizza a progettare edifici o altre opere che peggiorino l’aspetto dei luoghi. Ho proposto di chiamare queste aree normotipi. (foto normotipo)

  4. Infine, le parti degradate, quali aree industriali dismesse, cave abbandonate, periferie con edificazioni particolarmente caotiche sono quelle in cui si può e si deve intervenire più pesantemente, cambiandone completamente l’aspetto. Talvolta, tuttavia, in queste aree si trovano edifici o manufatti non più in uso, denominati correntemente ma impropriamente di archeologia industriale, ma che è più corretto definire di storia industriale, edifici che, o per il loro valore architettonico, o più spesso per il loro valore di documenti dell’ingegno umano, è bene restaurare. Ho proposto di chiamare questi paesaggi cacotipi. (foto cacotipo)

Si può poi, all'occorrenza, suddividere ulteriormente queste categorie; ad esempio, i callitopi possono essere distinti in callitopi assoluti, aventi un eccezionale ed universale valore e callitopi relativi, aventi valore soprattutto come parti esteticamente rilevanti di un luogo, ma in sè di valore elavato, ma non assoluto: è definibile come callitopo relativo una pineta che sia l'elemento paesaggisticamente dominante di una pianura piatta assoggettata a bonifica; la stessa pineta in un'area collinare o coperta da maggiori estensioni boschive apparirebbe di valore meno eccezionale.
Anche i callitipi e i normotipi possono essere suddivisi in sottotipi: ad esempio
un quartiere occupato da ordinate villette con giardino può essere definito normotipo alto, una comune strada urbana normotipo basso, una periferia non molto ordinata o con edifici alti senza pregio architettonico normotipo basso.
i cacotipi possono essere suddivisi in cacotipi recuperabili, quando vi siano edifici degradati ma con un certo valore storico - architettonico o comunque come opere dell'ingegno umano (è il caso degli edifici di cosiddetta "archeologia industriale", che più correttamente andrebbero definiti di storia industriale, essendo l'archeologia un'altra cosa) e in cacotipi non recuperabili, che devono essere soggetti a radicali trasformazioni.

SCALA DEI VALORI PAESAGGISTICI

 

TIPO

SOTTOTIPO

POSSIBILITÀ DI APPORTARE MODIFICAZIONI VISIBILI

VALORE NUMERICO 1

 

callitòpi

assoluti

 
nessuna

8

 

 

relativi al contesto

7

 

callitipi

alti


sì, se non vi sono altre soluzioni, ma con particolare cautela

6

 

 

medi

5

 

normotipi

alti

sì, ma con particolare attenzione al contesto

4

 

 

medi

sì, ma con attenzione al contesto

3

 

 

bassi

sì, con attenzione al contesto cercando di produrre modifiche migliorative

2

 

cacotipi

 

sì, con l’intento di produrre un paesaggio di buon livello

1

1 tale valore è puramente indicativo e il suo scopo è soprattutto di indicare una posizione nella scala dei valori

 

Si può in alternativa operare una classificazione tassonomico – qualitativa assegnando a priori dei valori alla geomorfologia (montagna, collina, pianura, corsi d’acqua meandrizzati) e all’uso del suolo: vari tipi di edificato, vari tipi di coltivi, bosco, e così via) la somma dei punteggi del valore paesaggistico morfologico e del valore paesaggistico di uso del suolo consente di elaborare in modo quasi automatico una carta del valore paesistico. In ogni caso occorre una sensibilità estetica spaziale che è propria della professione dell’architetto.

La classificazione tassonomico qualitativa

Noi sappiamo che un bosco appare ai nostri occhi più bello di un vigneto e un vigneto di un campo di mais. Possiamo allora provare ad assegnare ad ogni classe di soprassuolo un valore secondo una scala. Ma un'altra categoria di aspetti del territorio incide sul suo valore paesistico: la morfologia. Un’area montana ci appare generalmente più bella di un’area di pianura, perché più varia, mentre la pianura è morfologicamente monotona. Anche alle classi morfologiche possiamo assegnare dei valori. Dopo di che possiamo, in ogni parte del territorio studiato, sommare il valore paesaggistico morfologico e quello di soprassuolo e vedere cosa risulta.

     Bisogna allora stabilire quale scala di valori fissare: da 0 a 10? Da 0 a100? Proviamo a scegliere una scala da 0 a 8, semplice, ma sufficientemente estesa per i nostri scopi e facciamo un elenco per ogni categoria[1].

     Possiamo adottare la seguente classificazione della morfologia.

TABELLA 1: CLASSI MORFOLOGICHE

CLASSI MORFOLOGICHE VALORI

cima dolomitica

8

 

montagna, collina, corso d’acqua meandrizzato[2], lago, palude, laguna

6

pianura ondulata

4

pianura

0

     Possiamo poi adottare la seguente classificazione del valore paesistico del soprassuolo[3] tenendo presente che si tratta di valori indicativi che dovranno essere verificati sul posto.

TABELLA 2: CLASSI DI USO DEL SUOLO

 

CLASSI DI SOPRASSUOLO

VALORE

 

di primo livello

di secondo livello

di terzo livello

 

 

1 edificato

1.1 storico

1.1.1 compatto di generale pregio

6 - 8

1.1.2 con frammista edificazione recente

4

1.2 residenziale e commerciale

1.2.1 di buon valore architettonico

4

1.2.2 edificazione bassa con verde

4

1.2.3 normale edificazione

2

1.2.4 degradata o caotica

0

1.3 per attrezzature

1.3.1 giardino pubblico

4 - 8

1.3.2 edificio pubblico

2

1.4 industriale - artigianale

1.4.1 in normale stato

2

1.4.2 degradata, in abbandono

0

1.5 infrastrutture (strade, ferrovie)

2

 

2 seminativo

2.1arborato

4

2.2 risaia

4

2.3 coltura estensiva

2

2.4 coltura orticola

2 - 4

 

3 colture legnose agrarie e colture specializzate

3.1 vigneto

4

3.2 frutteto

3

3.3 oliveto

5

3.4 agrumeto

4

3.5 serre, vivai e colture sotto tunnel

2

 

4 arboricoltura da legno (pioppeto)

5

 

5 bosco

5.1 alto fusto

7

5.2 ceduo

6

 

6 pascolo, prato pascolo e prato permanente

6

 

7 incolto

7.1 cespugliato

6

7.2 con alberi

6

7.3 con rocce e accumuli detritici naturali

7.3.2 campi solcati carsici

8

7.3.3 altro

6

7.4 misto

6

 

8 aree nude

8.1rocce e accumuli detritici naturali

8.1.1cime dolomitiche

8

8.2 altro

6

8.2 spiagge

6

8.3 aree estrattive

0

 

9 acqua

9.1 corsi d’acqua con vegetazione arborea ai lati

8

9.2 corsi d’acqua con sponde nude

6

9.3 laghi, lagune

6 - 8

9.4 bacini artificiali

6

9.5 allevamenti ittici

2 - 4

9.6 nevai perenni e ghiacciai

8

     Ricapitolando, si può trasformare questa tabella nella seguente tabella indicativa di valori paesaggistici.

 

TABELLA 3. VALORI PAESISTICI DELLE CLASSI D’USO DEL SUOLO

 

 

VALORI PAESAGGISTICI

CLASSI D’USO DEL SUOLO

 

0

aree estrattive, aree edificate degradate o in abbandono, edifici degradati.

 

2

allevamenti ittici poco curati, aree industriali o artigianali, colture orticole, edifici di comune valore, infrastrutture (strade, ferrovie), seminativi estensivi, serre, vivai e colture sotto tunnel.

 

3

frutteti.

 

4

agrumeti, allevamenti ittici curati, colture orticole terrazzate e ben curate, giardini pubblici comuni, risaie, seminativi erborati, vigneti, giardini pubblici comuni, edificazione storica con frammista edificazione recente, edificazione residenziale di buon valore architettonico, edificazione bassa con verde (villette con giardini)

 

5

arboricoltura da legno (pioppeto), oliveti,

 

6

aree nude naturali o seminaturali, bacini artificiali, corsi d’acqua con sponde nude, boschi cedui, giardini pubblici ben curati, incolti cespugliati o con alberi o con rocce e accumuli detritici naturali o misti, laghi e lagune di pregio non eccezionale, pascoli, prati pascoli e prati permanenti, rocce e accumuli detritici naturali, spiagge, edificazione storica compatta e di generale pregio.

 

7

boschi ad alto fusto.

 

8

campi solcati carsici, cime dolomitiche, corsi d’acqua con vegetazione arborea ai lati, giardini pubblici di grande bellezza, laghi e lagune di grande suggestione, nevai perenni e ghiacciai, edificazione storica di grande pregio, edifici di eccezionale valore architettonico.

Nel redigere la carta si devono seguire le seguenti avvertenze:

1.      vanno campiti come edificato non solo gli edifici, ma anche i lotti di pertinenza: ad esempio, un’area coperta da villette con giardini andrà campita come classe 1.2.2 comprendendo gli interi lotti edificati (ville più giardini);

2.      non potendo rilevare in carta aree minutissime, si dovrà applicare il principio della prevalenza: aree che abbiano una superficie corrispondente in carta a meno di 4x4 mm (all’1:5.000 meno di 20x20 m) vanno campite secondo la classe delle aree circostanti; aree con classi d’uso del suolo molto frammentate possono essere campite come miste, assegnando di volta in volta o un valore medio ovvero un valore che, a giudizio del rilevatore sia più adatto a definire il loro valore paesaggistico.

     A questo punto, redatte due carte[4]: una del valore paesaggistico geomorfologico, l’altra del valore paesaggistico del soprassuolo, si dovrà farne l’incrocio ricavando una carta del valore paesaggistico tassonomico – qualitativo.

     La carta di sintesi che si ricava sarà redatta suddividendo le aree di ugual valore geomorfologico in aree di diverso valore di soprassuolo e dando a ogni area elementare la somma del valore geomorfologico e del valore di soprassuolo. Si ricaverà una carta in cui, se si sono scelte le due scale da 0 a 8, si potranno avere fino a 17 diversi valori, da 0 a 16.[5]

Conviene allora raggruppare tali valori in classi, a d esempio con il seguente criterio.

TABELLA 4. CLASSI DI VALORE PAESAGGISTICO

VALORI NUMERICI

CLASSI DI VALORE PAESAGGISTICO

13 - 16

molto alto

9 - 12

medio alto

5 - 8

mediocre

0 - 4

basso

 Si dovrà confrontare questa carta con quella del valore qualitativo, dal quale differirà in parte, se non altro perché questa carta porterà una suddivisione minuta del territorio in aree unitarie di valore omogeneo, dovuta alla variabilità del soprassuolo (si pensi alla variabilità di aree agricole a vigneti e seminativi frammisti), mentre l’altra è stata redatta considerando valori più d’insieme. È importante tuttavia che le differenze non siano tanto grandi (un’area di valore molto alto in questa non potrà corrispondere a un normotipo basso o a un cacotipo nell’altra, così come un callitopo nella carta qualitativa non potrà corrispondere a un’area di valore mediocre in questa), altrimenti si dovranno rivedere le classificazioni fatte cercando probabili errori.

NOTE

[1] I valori da assegnare dipenderanno, anche in questo tipo di classificazione, dalla sensibilità ed esperienza del classificatore e andranno scelti comunque in modo da avere un risultato plausibile. Sarebbe interessante peraltro individuare i valori paesaggistici di senso comune mediante interviste a un campione significativo di popolazione (si potrebbe mostrare agli intervistati una serie di immagini di varie classi morfologiche e di soprassuolo e chiedere di metterle in successione secondo la loro bellezza). Si realizzerebbe una “scala delle bellezze” paesaggistiche secondo il senso comune. Questa indagine andrebbe però condotta con l’aiuto di un sociologo. 

[2] Un corso d’acqua naturale o seminaturale apparirà sia nella carta di analisi morfologica come elemento morfologico del territorio, sia nella carta dell’uso del suolo come elemento di copertura del suolo. Un canale artificiale invece apparirà solo nella carta dell’uso del suolo, ove la carta morfologica indicherà il suo sedime semplicemente come pianura.

[3] Seguo qui, con semplificazioni e modifiche per adattarla alle finalità di classificazione paesaggistica, la classificazione dell’uso del suolo concordata dal Gruppo di lavoro Carta dell’uso del suolo in seno al Centro interregionale di coordinamento e documentazione per i problemi inerenti alle informazioni territoriali pubblicato nel n. 7 – estate 1982 della rivista Documenti edita dal suddetto Centro.

[4] Oppure anche solo una contenente le due categorie di valori, soprattutto se si sta classificando un’area con un limitato numero di classi; in tal caso occorrerà scegliere con maggiore attenzione le campiture da usare in quanto quelle del valore geomorfologico si sovrapporranno a quelle del valore di soprassuolo.

[5] Nel caso in cui si adotti la classificazione riportata nelle tabelle in queste pagine, si avranno un massimo di 16 categorie di valori, mancando il valore 1.

 

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Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto barocchi.
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