Il sito del paesaggio

 


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PAESAGGI DEL VINOI CATTIVI PAESAGGI I BEI PAESAGGI PROBLEMI DEL PAESAGGIO
 


cos'è il paesaggio; il valore del paesaggio; come percepiamo il paesaggio; l'evoluzione del paesaggio nei secoli;
i due  tipi di alterazioni del paesaggio ; come fare per avere un buon paesaggio; pianificazione e paesaggio;
come pianificare in modo rispettoso del paesaggio; la classificazione del paesaggio ;
il valore identitario ;
i rapporti opera - paesaggio; sostituzione ;  rapporti forti;  integrazione; nascondimento;
le buone regole

 

 

Le carte e le convenzioni sul paesaggio

chi conoscesse altre carte e convenzioni sul paesaggio, le comunichi a info@ilpaesaggio.eu  Saranno riportate in questo sito.

 

1  la convenzione europea del paesaggio

2  la carta del paesaggio del vino

4 la carta dei paesaggi dell'olio e dell'olivo

 

 

1 LA CONVENZIONE EUROPEA DEL PAESAGGIO

ratificata con legge 2 gennaio 2006 n, 14 8GU n. 16 del 20 gennaio 2006, Suppl. ord. n. 16

Convenzione europea del Paesaggio

Firenze 20 Ottobre 2000

Traduzione del testo ufficiale in inglese e francese predisposta dal Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici, in occasione della Conferenza Ministeriale di Apertura alla Firma della Convenzione europea del Paesaggio

Preambolo

Gli Stati membri del Consiglio d'Europa, firmatari della presente Convenzione,
Considerando che il fine del Consiglio d’Europa è di realizzare un’unione più stretta fra i suoi membri, per salvaguardare e promuovere gli ideali e i principi che sono il loro patrimonio comune, e che tale fine è perseguito in particolare attraverso la conclusione di accordi nel campo economico e sociale;
Desiderosi di pervenire ad uno sviluppo sostenibile fondato su un rapporto equilibrato  tra i  bisogni sociali, l'attività economica e l’ambiente;

Constatando che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all'attività economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, può contribuire alla creazione di posti di lavoro;

Consapevoli del fatto che il paesaggio coopera all’elaborazione delle culture locali e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale dell’Europa, contribuendo così al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell’identità europea;

Riconoscendo che il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana;
 
Osservando che le evoluzioni delle tecniche di produzione agricola, forestale, industriale e pianificazione  mineraria e delle prassi in materia di pianificazione  territoriale, urbanistica, trasporti, reti, turismo e svaghi e, più generalmente, i cambiamenti economici mondiali continuano, in molti casi, ad accelerare le trasformazioni dei paesaggi;

Desiderando soddisfare gli auspici delle popolazioni di godere di un paesaggio di qualità e di svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione;

 P
ersuasi che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo;

Tenendo presenti i testi giuridici esistenti a livello internazionale nei settori della salvaguardia e della gestione del patrimonio naturale e culturale, della pianificazione territoriale, dell’autonomia locale e della cooperazione transfrontaliera e segnatamente la Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale d'Europa
(Berna, 19 settembre 1979), la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico d'Europa (Granada, 3 ottobre 1985), la Convenzione europea per la tutela del patrimonio archeologico (rivista) (La Valletta, 16 gennaio 1992), la Convenzione-quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività o autorità territoriali (Madrid, 21 maggio 1980) e i suoi protocolli addizionali, la Carta europea dell'autonomia locale (Strasburgo, 15 ottobre 1985), la Convenzione sulla biodiversità (Rio, 5 giugno 1992), la Convenzione sulla tutela del patrimonio mondiale, culturale e naturale (Parigi, 16 novembre 1972), e la Convenzione relativa all'accesso all'informazione, alla partecipazione del pubblico al processo decisionale e all'accesso alla giustizia in materia ambientale (Aarhus, 25 giugno 1998) ;
Riconoscendo che la qualità e la diversità dei paesaggi europei costituiscono una risorsa comune per la cui salvaguardia, gestione e pianificazione occorre cooperare; 
Desiderando istituire un nuovo strumento dedicato esclusivamente alla salvaguardia, alla gestione e alla pianificazione di tutti i paesaggi europei;
Hanno convenuto quanto segue:
 

CAPITOLO I - DISPOSIZIONI GENERALI 

Articolo 1 - Definizioni

Ai fini della presente Convenzione:
a        "Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni;
b        "Politica del paesaggio" designa la formulazione, da parte delle autorità pubbliche competenti, dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti che consentano l'adozione di misure specifiche finalizzate a salvaguardare gestire e pianificare il paesaggio;
c        “Obiettivo di qualità paesaggistica” designa la formulazione da parte delle autorità pubbliche competenti, per un determinato paesaggio, delle aspirazioni delle popolazioni per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro ambiente di vita;
d        “Salvaguardia  dei paesaggi” indica le azioni di conservazione e di mantenimento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, giustificate dal suo valore di patrimonio derivante dalla sua configurazione naturale e/o dal tipo d’intervento umano;
e        “Gestione dei paesaggi” indica le azioni volte, in una prospettiva di sviluppo sostenibile, a garantire il governo del paesaggio al fine di orientare e di armonizzare le sue trasformazioni provocate dai processi di sviluppo sociali,  economici ed ambientali;
f         “Pianificazione dei paesaggi” indica le azioni fortemente lungimiranti, volte alla valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi.

 Articolo 2 - Campo di applicazione

Fatte salve le disposizioni dell'articolo 15, la presente Convenzione si applica a tutto il territorio delle Parti e riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa comprende i paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana sia i paesaggi degradati.             

 Articolo 3 - Obiettivi

La presente Convenzione si prefigge lo scopo di promuovere la salvaguardia, la gestione e la pianificazione dei paesaggi e di organizzare la cooperazione europea in questo campo.

 CAPITOLO II - PROVVEDIMENTI NAZIONALI

 Articolo 4 - Ripartizione delle competenze

Ogni Parte applica la presente Convenzione e segnatamente i suoi articoli 5 e 6, secondo la ripartizione delle competenze propria al suo ordinamento, conformemente ai suoi principi costituzionali e alla sua organizzazione amministrativa, nel rispetto del principio di sussidiarietà, tenendo conto della Carta europea dell’autonomia locale. Senza derogare alle disposizioni della presente Convenzione, ogni Parte applica la presente Convenzione in armonia con le proprie politiche.

.Articolo 5 – Provvedimenti generali

Ogni Parte si impegna a :
a          riconoscere giuridicamente il paesaggio in quanto componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità;
b         
stabilire e attuare politiche paesaggistiche volte alla protezione, alla gestione, alla pianificazione dei paesaggi tramite l’adozione delle misure specifiche di cui al  seguente articolo 6;
c          
avviare procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità locali e regionali e degli altri soggetti coinvolti nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche menzionate al precedente capoverso b;
d         
integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché nelle altre politiche che possono avere un'incidenza diretta o indiretta sul paesaggio. 

Articolo 6 -  Misure specifiche

A          Sensibilizzazione
Ogni parte si impegna ad accrescere la sensibilizzazione della società civile, delle organizzazioni private e delle autorità pubbliche al valore dei paesaggi, al loro ruolo e alla loro trasformazione.

.B         Formazione ed educazione
Ogni Parte si impegna a promuovere :
a        la formazione di specialisti nel settore della conoscenza e dell’intervento sui             paesaggi;

b.       dei
programmi pluridisciplinari di formazione sulla politica, la salvaguardia, la gestione e la pianificazione del paesaggio destinati ai professionisti del settore pubblico e privato e alle associazioni di categoria interessate;

c        degli insegnamenti scolastici e universitari che trattino, nell’ambito delle rispettive discipline, dei valori connessi con il paesaggio e delle questioni riguardanti la sua salvaguardia , la sua gestione e la sua pianificazione.

C          Individuazione e valutazione
1
        Mobilitando i soggetti interessati conformemente all’articolo 5.c, e ai fini di una migliore conoscenza dei propri paesaggi, ogni Parte si impegna a:
a           i
        individuare i propri paesaggi, sull'insieme del proprio territorio; 
            
ii        
analizzarne le caratteristiche, nonché le dinamiche e le pressioni che li modificano
            
iii       
seguirne le trasformazioni ;
b
          
valutare i paesaggi individuati, tenendo conto dei valori specifici che sono loro attribuiti dai soggetti e dalle popolazioni interessate.
2
          
I lavori di individuazione e di valutazione verranno guidati dagli scambi di esperienze e di metodologie organizzati tra le Parti, su scala europea, in applicazione dell’articolo 8 della presente Convenzione.

D         Obiettivi di qualità paesaggistica
Ogni parte si impegna a stabilire degli obiettivi di qualità paesaggistica riguardanti i paesaggi individuati e valutati, previa consultazione pubblica, conformemente all’articolo 5.c.

E          Applicazione
Per attuare le politiche del paesaggio, ogni Parte si impegna ad attivare gli strumenti di intervento volti alla salvaguardia, alla gestione e/o alla pianificazione dei paesaggi
.  

CAPITOLO III – COOPERAZIONE EUROPEA 

Articolo 7 – Politiche e programmi internazionali

Le Parti si impegnano a cooperare perchè venga tenuto conto della dimensione paesaggistica nelle loro politiche e programmi internazionali e a raccomandare, se del caso, che vi vengano incluse le considerazioni relative al paesaggio.  

Articolo 8 – Assistenza reciproca e scambio di informazioni

Le Parti si impegnano a cooperare per rafforzare l'efficacia dei provvedimenti presi ai sensi degli articoli della presente Convenzione, e in particolare a:
a         
prestarsi reciprocamente assistenza, dal punto di vista tecnico e scientifico, tramite la raccolta e lo scambio di esperienze e di lavori di ricerca in materia di paesaggio;
b         
favorire gli scambi di specialisti del paesaggio, segnatamente per la formazione e l’informazione;
c          
scambiarsi informazioni su tutte le questioni trattate nelle disposizioni della presente Convenzione. 

Articolo 9 – Paesaggi transfrontalieri

Le Parti si impegnano ad incoraggiare la cooperazione transfrontaliera a livello locale e regionale, ricorrendo, se necessario, all'elaborazione e alla realizzazione di programmi comuni di valorizzazione del paesaggio.                        

Articolo 10 – Controllo dell'applicazione della Convenzione

1 I competenti Comitati di esperti già istituiti ai sensi dell'articolo 17 dello Statuto del Consiglio d'Europa, sono incaricati dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa del controllo dell'applicazione della Convenzione.
2
Dopo ogni riunione dei Comitati di esperti, il Segretario Generale del Consiglio d'Europa trasmette un rapporto sui lavori e sul funzionamento della Convenzione al Comitato dei Ministri.
3
I Comitati di esperti propongono al Comitato dei Ministri i criteri per l'assegnazione e il regolamento del  Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa. 

Articolo 11 – Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa

1 Il Premio del paesaggio del Consiglio d'Europa può essere assegnato alle collettività locali e regionali e ai loro consorzi che, nell’ambito della politica paesaggistica di uno Stato Parte contraente della presente Convenzione, hanno attuato una politica o preso dei provvedimenti volti alla salvaguardia, alla gestione e/o alla pianificazione sostenibile dei loro paesaggi che dimostrino una efficacia durevole e possano in tal modo servire da modello per le altre collettività territoriali europee. Tale riconoscimento potrà ugualmente venir assegnato alle organizzazioni non governative che abbiano dimostrato di fornire un apporto particolarmente rilevante alla salvaguardia, alla gestione o alla pianificazione del paesaggio.
2
Le candidature per l'assegnazione del Premio del paesaggio del Consiglio d'Europa  saranno trasmesse ai Comitati di Esperti di cui all'articolo 10 dalle Parti. Possono essere candidate delle collettività locali e regionali transfrontaliere, nonché dei raggruppamenti di collettività locali o regionali, purché gestiscano in comune il paesaggio in questione.
3 Su proposta dei Comitati di esperti di cui all'articolo 10, il Comitato dei Ministri definisce e pubblica i criteri per l'assegnazione del Premio del Paesaggio del Consiglio d'Europa, ne adotta il regolamento e conferisce il premio.
4 L'assegnazione del Premio del paesaggio del Consiglio d'Europa stimola i soggetti che lo ricevono a vigilare affinché i paesaggi interessati vengano salvaguardati, gestiti e/o pianificati in modo sostenibile. 

CAPITOLO IV – CLAUSOLE FINALI
 

Articolo 12 – Relazioni con altri strumenti giuridici

Le disposizioni della presente Convenzione non precludono l’applicazione di disposizioni più severe in materia di salvaguardia, gestione o pianificazione dei paesaggi contenute in altri strumenti nazionali od internazionali vincolanti che sono o saranno in vigore. 

Articolo 13 – Firma, ratifica, entrata in vigore

1 La presente Convenzione è aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d’Europa. Sarà sottoposta a ratifica, accettazione o approvazione. Gli strumenti di ratifica, di accettazione o di approvazione saranno depositati presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa;
2
La presente Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo alla scadenza di un periodo di tre mesi dalla data in cui dieci Stati membri del Consiglio d’Europa avranno espresso il loro consenso a essere vincolati dalla Convenzione conformemente alle disposizioni del precedente paragrafo;
 3
Per ogni Stato firmatario che esprimerà successivamente il proprio consenso ad essere vincolato dalla Convenzione, essa entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo allo scadere di un periodo di tre mesi dalla data del deposito dello strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione. 

Articolo 14 – Adesione

1 Dal momento dell’entrata in vigore della presente Convenzione, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa potrà invitare la Comunità Europea e ogni Stato europeo non membro del Consiglio d’Europa ad aderire alla presente Convenzione, con una decisione presa dalla maggioranza prevista all’articolo 20.d dello statuto del Consiglio d’Europa, e all’unanimità degli Stati Parti Contraenti aventi il diritto a sedere nel Comitato dei Ministri;
2
Per ogni Stato aderente o per la Comunità Europea in caso di adesione, la presente Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo allo scadere di un periodo di tre mesi dalla data del deposito dello strumento di adesione presso il Segretario Generale del Consiglio d’Europa. 

Articolo 15 – Applicazione territoriale

1 Ogni Stato o la Comunità europea può, al momento della firma o al momento del deposito del proprio strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, designare il territorio o i territori in cui si applicherà la presente Convenzione;
2
Ogni Parte può, in qualsiasi altro momento successivo, mediante dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, estendere l’applicazione della presente Convenzione a qualsiasi altro territorio specificato nella dichiarazione. La Convenzione entrerà in vigore nei confronti di detto territorio il primo giorno del mese successivo allo scadere di un  periodo di tre mesi dalla data in cui la dichiarazione è stata ricevuta dal Segretario Generale;
3
Ogni dichiarazione fatta in virtù dei due paragrafi precedenti potrà essere ritirata per quanto riguarda qualsiasi territorio  specificato in tale dichiarazione, con notifica inviata al Segretario Generale. Il ritiro avrà effetto il primo giorno del mese che segue lo scadere di un periodo di tre mesi dalla data del ricevimento della notifica da parte del Segretario Generale. 

Articolo 16 – Denuncia

1 Ogni Parte può, in qualsiasi momento, denunciare la presente Convenzione, mediante una notifica indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d’Europa;
2
Tale denuncia prenderà effetto il primo giorno del mese successivo allo scadere di un periodo    di tre mesi dalla data in cui la notifica è stata ricevuta da parte del Segretario Generale. 

Articolo 17 – Emendamenti

1 Ogni Parte o i Comitati di Esperti indicati all'articolo 10 possono proporre degli emendamenti alla presente Convenzione.
2
Ogni proposta di emendamento è notificata per iscritto al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che a sua volta la trasmette agli Stati membri del Consiglio d’Europa, alle altre Parti contraenti e ad ogni Stato europeo non membro che sia stato invitato ad aderire alla presente Convenzione  ai sensi dell'articolo 14.
3
Ogni proposta di emendamento verrà esaminata dai Comitati di Esperti indicati all'articolo 10 e il testo adottato a maggioranza dei tre quarti dei rappresentanti delle Parti verrà sottoposto  al Comitato dei Ministri per l’adozione. Dopo la sua adozione da parte del Comitato dei Ministri secondo la maggioranza prevista all'articolo 20.d dello Statuto del Consiglio d'Europa e all'unanimità dei rappresentanti degli Stati Parti Contraenti aventi il diritto di partecipare alle riunioni del Comitato dei Ministri, il testo verrà trasmesso alle Parti per l’accettazione.
4 Ogni emendamento entra in vigore, nei confronti delle Parti che l’abbiano accettato, il primo giorno del mese successivo allo scadere di un periodo di tre mesi dalla data in cui tre Parti Contraenti, membri del Consiglio d’Europa avranno informato il Segretario Generale di averlo accettato. Per qualsiasi altra Parte che l’avrà accettato successivamente, l’emendamento entrerà in vigore il primo giorno del mese successivo allo scadere di un periodo di tre mesi dalla data in cui la detta Parte avrà informato il Segretario Generale di averlo accettato.
 

Articolo 18 – Notifiche

Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa notificherà agli Stati membri del Consiglio d’Europa, a ogni Stato o alla Comunità Europea che abbia aderito alla presente Convenzione:
a        ogni firma ;
b        il deposito di ogni strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione;

c        ogni data di entrata in vigore della presente Convenzione conformemente agli articoli 13, 14 e 15;

d        ogni dichiarazione fatta in virtù dell'articolo 15 ;
e        ogni denuncia fatta in virtù dell'articolo 16 ;
f         ogni proposta di emendamento, cosi' come ogni emendamento adottato conformemente all'articolo 17 e la data in cui tale emendamento entrerà in vigore;
g        ogni altro atto, notifica, informazione o comunicazione relativo alla presente Convenzione.
 

In fede di che, i sottoscritti, debitamente autorizzati a questo fine, hanno firmato la presente Convenzione.

Fatto a Firenze, il 20 ottobre 2000, in francese e in inglese, facendo i due testi ugualmente fede, in un unico esemplare che sarà depositato negli archivi del Consiglio d’Europa. Il Segretario Generale del Consiglio d’Europa ne trasmetterà copia certificata conforme a ciascuno degli Stati membri del Consiglio d’Europa, nonché a ciascuno degli Stati o alla Comunità Europea invitati ad aderire alla presente Convenzione.

 

 

2  LA CARTA DEL PAESAGGIO DEL VINO

A Cividale, in un seminario tenutosi nell’ambito di CIVINTAS, viticultori, agronomi, amministratori, architetti e specialisti del paesaggio si sono accordati su alcune regole per un buon paesaggio del vino.
Questo storico accordo fra categorie spesso contrapposte è avvenuto grazie a una nuova sensibilità da parte dei vignaioli più avveduti, i quali sono convinti che, se si vuole restare nel mercato, non basta più produrre vino: occorre produrre anche paesaggio.  
La manifestazione è nata per iniziativa dell’ISPAR – Istituto per lo studio del paesaggio e dell’architettura rurale e per la sensibilità del Comune di Cividale del Friuli che la ha ospitata. Si conta ora di presentare la Carta in un convegno in settembre e poi, se vi sarà la disponibilità da parte di Amministrazioni e d enti, potranno seguire altre iniziative, quali mostre, premi, stage per viticultori, agronomi, architetti, per produrre un paesaggio che sia una cornice adeguata al  buon bere.
La carta, anche se non impegna formalmente le amministrazioni  e le categorie rappresentate da coloro che la hanno sottoscritta, è il documento di una convergenza di vedute e di intenti tecnici, operatori, amministratori, che in vario modo possono esprimersi autorevolmente in materia e operare di conseguenza
.

ISPAR - Istituto per lo studio del paesaggio e dell’architettura rurale


CARTA DEL PAESAGGIO DEL VINO

Concordata nel seminario sul paesaggio del vino tenutosi a Cividale il 23 giugno 2001

IL BISOGNO DI PAESAGGIO
Il paesaggio è un bisogno sociale: cerchiamo di vivere e soprattutto di passare il nostro tempo libero ove il paesaggio sia bello e coerente con le qualità del luogo.
Con l’aumento del benessere aumenta la disponibilità di tempo libero e di mezzi economici, aumenta il bisogno di cultura e anche di paesaggio.

NON BASTERÀ PIÙ PRODURRE VINO
Con l’espandersi della globalizzazione le produzioni correnti saranno sempre più decentrate: altri paesi produrranno vini a minor prezzo e con sufficiente qualità.
Diminuisce la produzione di vino comune, inteso come alimento e aumenta la richieste di vino di qualità, legato al piacere della tavola e al tempo libero.

Le produzioni legate al benessere e al tempo libero, come il vino, hanno sempre più bisogno di un luogo in cui si identifichino: il loro valore sarà legato anche alla qualità del paesaggio viticolo, al loisir. Sempre più viticoltori uniranno la produzione vinicola all’offerta di servizi per il tempo libero: ristorazione, degustazione, agriturismo.
Il paesaggio è l’elemento essenziale di un nuovo turismo legato alla tipicità e alle eccellenze ambientali ed enogastronomiche.

IL BUON PAESAGGIO NECESSARIO COMPLEMENTO DEL BUON VINO
I viticoltori, quindi, contribuiranno a produrre paesaggio; dovranno cioè curare che il territorio in cui operano mantenga e rafforzi i caratteri di qualità formale e di identità storica che sono necessari complementi della cultura del tempo libero.

QUALE PAESAGGIO
Un buon paesaggio deve essere bello e quindi armonioso e ordinato, ma non monotono e deve essere identificativo del luogo e quindi contenere dei caratteri tradizionali o anche moderni, ma che con la tradizione hanno continuità e armonia.

Un buon paesaggio del vino deve rendere i caratteri di ruralità intesa come equilibrato insieme di naturalezza e presenza antropica, di industriosità, di positività del luogo ove si produce un alimento che nutre lo spirito e la socialità più del corpo.

UN BUON PAESAGGIO ESTESO
Non basta applicare ai vigneti alcune regole per dare loro un aspetto armonioso: occorre che anche le altre parti di un territorio vinicolo abbiano un aspetto piacevole e identificativo.

Occorre evitare il disordine edilizio, la commistione caotica di edificato e coltivato, la saldatura in un unico continuo edificato di centri e nuclei abitati aventi ognuno propria identità.
Occorre edificare in modo discreto considerando le esigenze di sviluppo di impresa agricola nell’ambito di un progetto aziendale, ma evitando stili, tipologie e volumi dissonanti rispetto al contesto.
Occorre curare l’inserimento paesaggistico delle strade e degli elettrodotti.
Occorre localizzare le cave ove siano meno impattanti e rimodellarle e ripristinarle gradualmente durante le fasi di coltivazione in modo che si armonizzino con il paesaggio circostante.
Occorre mantenere un sistema delle aree naturali e del verde formato da boschi, prati, boschette lungo i corsi d’acqua, filari.

L’ARCHITETTURA RURALE
Vanno conservati e recuperati gli elementi dell’ architettura rurale, segni e radici della cultura contadina.

La nuova edificazione non deve prevaricare le forme e i volumi dell’edilizia rurale, ma armonizzarsi con essa, senza produrre falsi, ma raccordandosi in una continuità culturale.

Bisogna evitare un’edilizia sovrabbondante e disneyana, preferendo allo strepito delle forme da luna park e ai volumi fuori scala la dignità di luoghi deputati al piacere della sosta e della meditazione.

IL BUON PAESAGGIO DEI VIGNETI
Bisogna applicare alla localizzazione e alla realizzazione dei vigneti alcune semplici regole che contemperino le necessità produttive con le esigenze di buon paesaggio.
Le aree da destinare a vigneti vanno definite con un attento studio in sede di redazione di piano regolatore, evitando aree fortemente acclivi e instabili e preservando le superfici boscate di maggior pregio ed i vigneti storici.
I vigneti si devono integrare con gli elementi vegetali del paesaggio quali boschette, siepi e filari.  
I terrazzamenti devono seguire la forma del terreno e le curve di livello, evitando linee spezzate.
Si devono evitare pesanti sbancamenti.
Compatibilmente con le esigenze produttive, si devono mantenere gli elementi della morfologia e dell’idrografia, anche evitando di eliminare impluvi e ruscelli e lasciando attorno a questi fasce di vegetazione spontanea.

Le scarpate devono avere pendenze non eccessive ed essere rinverdite, evitando in genere la costruzione di muri di sostegno.

Si devono evitare inutili artificializzazioni, preferendo pali in legno ai pali in cemento.  
Si deve produrre una immagine unitaria del paesaggio del vino unificando i cartelli indicatori e operando affinché le strade del vino percorrano luoghi in cui il paesaggio viene particolarmente curato e caratterizzato.

COSA FARE
L’Amministrazione regionale
può, con il piano territoriale regionale o, in attesa, con un documento tecnico di indirizzo, dettare criteri per la tutela del paesaggio delle aree vinicole.
Può indirizzare gli incentivi economici tenendo conto della qualità ambientale degli insediamenti agricoli e agrituristici.
Può promuovere studi e iniziative per il mantenimento e miglioramento del paesaggio del vino.  
Può incentivare la nascita ed il mantenimento delle strade del vino.

Le Province
, in base alle loro competenze, possono contribuire alla definizione di un buon assetto del territorio.
I Comuni
possono, mediante i loro piani regolatori, indirizzare i vigneti nelle aree più vocate, curando gli aspetti paesaggistici.
Le Associazioni dei viticoltori
devono collaborare con le Amministrazioni competenti per la conoscenza delle Imprese e del territorio e la definizione delle linee di indirizzo.
Possono fornire opera di assistenza tecnica per indirizzare i loro soci verso una trasformazione dei loro terreni consona alle esigenze di una produzione moderna e al contempo rispettosa del paesaggio e dell’identità dei luoghi.
I Viticoltori
possono curare che le trasformazioni del territorio che essi compiono per migliorare ed incrementare i vigneti e gli edifici per la lavorazione del vino, per la sua degustazione, per l’ospitalità e per la ristorazione, seguano criteri di equilibrio paesaggistico.

Ivana Adami, presidente del Consorzio colli orientali del Friuli

Aldo Bader, presidente dell’ISPAR

Roberto Barocchi, vicepresidente dell’ISPAR, relatore della Carta

Paolo Cecchini Sindaco di Premariacco

Paolo Corbini Associazione nazionale Citta’ del vino   

Mauro Donda direttore della Federazione provinciale Coldiretti di Udine  

Ida Frigo Fondazione Benetton

Adriano Gigante vicepresidente del Consorzio colli orientali

Carlo Leonardelli vicedirettore del Servizio della pianificazione territoriale, Provincia autonoma di Bolzano

Paolo Mattiussi responsabile del Servizio della programmazione economico territoriale, Regione Emilia Romagna

Eros Mauro direttore del Servizio delle produzioni vegetali, Regione autonoma Friuli – Venezia Giulia

Antonio Nonino direttore del Consorzio Ledra Tagliamento

Lucio Saccari direttore del Servizio della tutela del paesaggio, Regione autonoma Friuli – Venezia Giulia

Maurizio Trevisan architetto, consulente della Coldiretti

Attilio Vuga sindaco di Cividale del Friuli

Ornella Zucco sindaco di Corno di Rosazzo  

 


I Paesaggi dell’Olio

Il buon governo della campagna nel tempo della storia
 
Caiazzo, 27 febbraio 2004 

 Premessa

Il presente documento costituisce la traccia per un percorso che coinvolge l’ambiente di vita, le popolazioni, le amministrazioni e tutti i soggetti scientifici, economici e culturali che si impegnano a ritrovare modi di essere e di operare nella condizione del presente su tematiche di riferimento fondamentali, che possono essere ricondotte nel loro insieme al paesaggio.

L’itinerario che proponiamo è un primo passo per un lavoro  più complesso e articolato di intreccio delle molte tematiche che nei paesaggi dell’olio si possono sviluppare; esso prevede momenti futuri di incontro  e di ricomposizione di valori, conoscenze e capacità di cui sono portatori i diversi soggetti partecipanti.

Proponiamo, pertanto, un cammino in divenire che  non ha solo lo scopo di apparentare idealmente chi è interessato ad operare per il buon governo della campagna, ma anche di farsi strumento attivo di riflessione e di lavoro, ponendo le basi per un approccio condiviso e aperto al tema del paesaggio agrario e a quello dell’olivo e dell’olio in specifico. 

1)      Paesaggio e paesaggi dell’olio 

Un approccio costruttivo alla questione del paesaggio implica l’accezione di esso  non come oggetto di semplici istanze estetiche, bensì come prodotto delle azioni della comunità nel corso del tempo.

Ciò è in conformità con quanto espresso nella Convenzione europea del Paesaggio (2000): “Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni” (Cap. 1, art. 1).

Il paesaggio, dunque, inteso come composizione integrata, pur nella necessaria sua evoluzione, non può derogare al proprio genius loci, all’identità composita che lo connota, garantita dalla fedeltà agli elementi che nel tempo hanno configurato il suo formarsi.

Non a caso si è parlato di “paesaggi”, in quanto molteplici sono i volti che assumono nell’area mediterranea. Pertanto, se è impensabile proporre un unico modello di descrizione, interpretazione e gestione, possono essere invece condivisi e fondanti le modalità e i criteri di lettura, di valutazione e di intervento. 

I paesaggi dell’olio sono espressione della cultura e della storia dell’uomo.  La grande disponibilità di manodopera ed il suo basso costo hanno spinto l’uomo ad estendere le coltivazioni in zone meno adatte alle specie più comuni a cui venivano assegnati i siti più favorevoli. L’olivo, pianta molto rustica ed adatta alle più svariate condizioni pedologiche, ha consentito di utilizzare areali popolati da essenze boschive o di macchia.

Motivi economici ed estetici assumono un valore di coesione legato alla lunga esperienza delle comunità del Mediterraneo. Il pane, il vino e l’olio costituiscono gli elementi su cui si fondano le sacralità di tutte le religioni di questa area geografica.

La coltivazione è un requisito fondamentale per la configurazione del paesaggio dell’olivo.  

2) Obiettivi di un’azione condivisa

Nei processi di cambiamento dei paesaggi, tra tradizione e innovazione, e nelle mutazioni delle tecnologie del lavoro umano emerge l’importanza storica e attuale della ruralità. 

Fondamentale diviene la percezione sociale del paesaggio, intesa come un processo di apprendimento (reciproco e amichevole) fra esperti, amministratori e comunità locali.

In tale percezione i fenomeni naturali, le azioni umane, le temporalità e le diverse interiorizzazioni anche personali si concludono nel riconoscimento, nella attribuzione di valori comuni e nella loro traduzione in linguaggi condivisi. 

In tal senso è necessario prendere atto di alcune problematiche significative che riguardano allo stesso tempo le valutazioni e le metodologie di intervento

1.      approfondire le crescenti analogie tra la densificazione del paesaggio urbano e la monocoltivazione del paesaggio agricolo;

2.      considerare la rilevanza delle differenti dinamiche temporali delle produzioni agricole;

3.      considerare la fisiologica incertezza della produzione causata dalla diversificazione della domanda di mercato, dalle annate produttive negative, ecc.;

4.      abbandonare gli irreali conservatorismi paesaggistici incapaci di dialogare con le dinamiche economiche reali;

5.      accettare l’idea che la qualità del prodotto senza salvaguardare il complesso sistema che permette la sua produzione, cioè il paesaggio, non sia più sufficiente per competere sul mercato globale;

6.      riconoscere le forze e le risorse più adatte allo sviluppo di nuovi usi del territorio;

7.      concepire il paesaggio come risorsa unitaria e specifica. 

            2.1) aspetti naturalistici

§  La tutela del genoma olivicolo e delle cultivar autoctone è fondamentale per il mantenimento della biodiversità dei paesaggi dell’olivo.

§  E’ importante la tutela dei pedopaesaggi e  la conservazione dei suoli afferenti alla coltivazione dell’olivo, come pure una  classificazione pedoclimatica finalizzata alla gestione sostenibile dei diversi paesaggi olivicoli.

§  E’ necessaria una mappatura pluristratificata dei paesaggi  dell’olivo e dell’olio al fine di arrivare ad una conoscenza preliminare che consenta un’azione efficace. Essa prevede l’individuazione dei paesaggi, ne analizza le caratteristiche nonché le dinamiche e le pressioni che li modificano e ne segue le trasformazioni.

§  Si propone l’istituzione di  un Osservatorio Permanente, in sinergia con l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, con l’obiettivo di:

a.       raccogliere documentazione  acquisibile attraverso la storia degli insediamenti, l’archeologia, la storia culturale e materiale, le fonti archivistiche e iconografiche, i rilievi fotografici, le fonti orali e le tradizioni popolari;

b.      favorire la diffusione di un’etica della responsabilità;

c.       formare ed educare specialisti nel settore della conoscenza e dell’intervento tramite sinergie con il mondo accademico, con gli enti pubblici e con le associazione di categoria nonché promuovere iniziative nelle scuole. 

            2.2) aspetti architettonici

L’architettura rurale nelle sue unità costitutive, singole e  di insieme, in quanto testimonianza materiale di civiltà, è da considerarsi bene culturale e come tale soggetto a norme di recupero e valorizzazione nell’ambito delle iniziative di tutela paesaggistica.

Attraverso una preliminare fase di conoscenza delle tipologie architettoniche, delle tecniche e dei materiali utilizzati nel tempo dalle culture locali, occorre elaborare un progetto per lo studio e la possibilità del loro impiego e adeguamento con l’integrazione di appropriate tecnologie, al fine di perseguire l’obiettivo della loro conservazione, restauro e riuso.

Conclusioni

La Carta, in questa sua prima formulazione, non esaurisce il tema in oggetto  e si pone come strumento di confronto e di dibattito nelle varie realtà legate al paesaggio dell’olivo e dell’olio.

 Enrico Lupi Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio Stefano Giaquinto Sindaco di Caiazzo (CE) Michele Bianco Dirigente Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania Giovanni Alessandri Presidente della Comunità Montana del Monte Amiata – Area grossetana Maria Beatrice Bettazzi Docente di Storia dell’Architettura all’Università degli Studi di Bologna Vito Nicola Damato Assessore all’Agricoltura del Comune di Bitetto (BA) Sveva Di Martino Direttrice del Museo dell’Olio della Sabina – Castelnuovo di Farfa (RI) Ermanno Masiello Sindaco di Raviscanina (CE) Stefano Mazzoleni Docente di Ecologia Vegetale all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli Rita Micarelli Comitato Scientifico dell’Atelier dei Paesaggi Mediterranei Raffaele Milani Docente di Estetica all’Università degli Studi di Bologna Andrea Morpurgo Docente di Storia dell’Architettura all’Università degli Studi di Bologna Mario Perilli Vice Presidente della Provincia di Rieti Francesco Pistilli Architetto – Associazione Città Paesaggio  Giorgio Pizziolo Docente di Urbanistica all’Università degli Studi di Firenze Giuseppe Pugliano Agronomo – Docente emerito all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli Raffaele Sacchi Docente di Tecnologie degli Oli all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli Tommaso Sgueglia Assessore alle Attività Culturali ed Economiche del Comune di Caiazzo (CE) Nicola Sorbo Presidente dell’Associazione Città Paesaggio Nicola Stolfi Responsabile Area Territorio e Ambiente della Confederazione Italiana Agricoltori Fabio Terribile Docente di Pedologia all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli

 

La cura del Paesaggio dell’Olio tra identità, innovazione, economia e bellezza

 

Montenero d’Orcia, 22 maggio 2004

 

 

Premessa

 

La Prima Carta dei Paesaggi dell’Olivo e dell’Olio, a suggello del convegno Il Buongoverno della campagna nel tempo della storia tenutosi a Caiazzo il 27 febbraio 2004, è stata sottoscritta dai partecipanti al convegno e dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, che l’ha presentata nella giornata conclusiva della manifestazione “Sirena d’oro di Sorrento”.

Come in essa è stato evidenziato, non si tratta di un documento conclusivo e rigidamente impostato, ma vuole essere uno strumento articolato e complesso in grado di raccogliere, mano a mano, gli apporti di tutte le componenti attive del paesaggio dell’olivo e dell’olio.

In questo quadro, nel corso del secondo incontro, ospitato a Montenero d’Orcia su La cura del Paesaggio dell’Olio tra identità, innovazione, economia e bellezza, nuovi stimoli hanno arricchito la riflessione che ha individuato subito un tema prevalente e imprescindibile nella delineazione di identità, compiti e ruoli degli attori del paesaggio. Un paesaggio che deve mantenere necessariamente un sano equilibrio fra bello e utile; che vuole perpetuare la tradizione dei luoghi e il rispetto del genius loci, ma non può rinunciare all’innovazione; che richiede sempre più a chi lo plasma consapevolezza, responsabilità e cultura.

Da questo secondo incontro emerge anche la volontà di mettere a punto iniziative concrete sui temi in oggetto e di valorizzazione dei saperi e delle competenze, per offrire un contributo sempre più incisivo agli operatori.

 

Gli attori del Paesaggio e la conflittualità degli interessi nell’era dell’informazione

 

§  Occorre riconoscere l’esistenza di una pluralità di attori del paesaggio, portatori di altrettanti interessi, così come occorre riconoscere, dinanzi alla conflittualità che tali interessi generano, la necessità di contemperarli in decisioni politiche aperte, che siano riconoscibili quali vincoli benefici, attraverso l’osservanza dei principi della responsabilità, della trasparenza e della franchezza.

§  Occorre, al contempo, riconoscere che il paesaggio olivicolo è una testimonianza di civiltà e che l’ambiente fisico in cui si sviluppa rappresenta un contesto unico, irriproducibile, in cui l’interazione delle caratteristiche climatiche e pedologiche ne influenza la produzione.

§  Occorre preservare e valorizzare le risorse primarie del territorio attraverso la loro identificazione, legandole alla qualità delle produzioni, alla bellezza del paesaggio e alla cultura locale.

§  Occorre riconoscere che la bellezza è una forma di conoscenza e che l’amore per le cose che ci sopravvivono è un’ espressione della nostra identità.

§  Occorre, altresì, riconoscere a livello politico, scientifico, produttivo e culturale gli elementi di un linguaggio estetico condiviso, sintesi del sentimento di appartenenza a una comunità e possibile terreno di incontro degli interessi confliggenti.

§  Occorre agevolare la costruzione di sistemi locali in cui le relazioni e le reti sociali non subiscano passivamente i processi dell’economia globale, ma siano in grado di generare attori capaci di connettere il territorio alle “reti lunghe” dell’internazionalizzazione, cogliendo altresì le opportunità che derivano dai meccanismi tradizionali della trasmissione delle conoscenze e della riproduzione dei saperi (“reti brevi”). 

  • In un contesto di grandi trasformazioni, che vede l’affermarsi di una società dell’informazione e di un’economia della conoscenza,  anche nel campo della tutela attiva del paesaggio diventano decisive per il nostro Paese le strategie di sviluppo definite dal Consiglio dell’Unione Europea a Lisbona nel marzo del 2000, fondate su un più stretto rapporto di ampia cooperazione, ricerca ed innovazione competitiva e finalizzate alla utilizzazione economica e produttiva delle conoscenze.

In questo quadro, assume grande rilevanza la collaborazione tra Università e Territorio, capace di rispondere, con progetti di rinnovata valenza educativa e contenuti formativi innovativi, all’esigenza di attuare nuovi processi che perseguano un’azione collettiva ed integrata tale da divenire un modello di sviluppo sostenibile, capace di cogliere e rilanciare il cambiamento dei mezzi di produzione e di comunicazione. Questo indirizzo consentirebbe anche di favorire le opportunità di lavoro intellettuale che rimangono largamente inespresse.

 

a)      gli Agricoltori rappresentano i veri produttori di paesaggio. Ad essi è di fatto affidata la conservazione e la valorizzazione di circa il 50% del territorio nazionale.

Negli ultimi anni una nuova figura di agricoltore si è andata imponendo: una figura complessa, capace di sintetizzare molteplici saperi e competenze. Ai nuovi agricoltori, protagonisti di filiere agroalimentari di qualità, che contribuiscono a ridefinire l’identità del luogo, sono oggi affidate nuove funzioni: quelle di presidio ambientale, di produzione culturale e quelle relative all’ospitalità agrituristica, didattica e scientifica che, messe a sistema, contribuiscono in modo decisivo alla costruzione di nuovi sistemi economici locali.

In questa direzione vanno il D. Lgs. n. 228/01 sull’orientamento e la modernizzazione del settore agricolo e il documento “Agenda 2000”, presentato nel luglio del 1997 dalla Commissione Europea che, nel delineare gli indirizzi delle politiche dell’Unione per il terzo millennio, hanno impresso una forte accelerazione al comparto, riconoscendo e valorizzando il ruolo multifunzionale dell’agricoltura. L’obiettivo è quello di promuovere uno sviluppo integrato e sostenibile, da realizzarsi principalmente attraverso la maggiore partecipazione degli operatori locali e la valorizzazione delle risorse sociali, economiche e ambientali di ciascuna area. Tale sviluppo, così definito, deve essere in grado di rispondere, oltre che ai bisogni materiali, anche ai bisogni immateriali della società contemporanea (sociali, culturali, storici, ambientali, ecc.).

Un ruolo strategico, in proposito, è svolto dagli interventi di formazione e qualificazione professionale nel settore, al fine di accrescere e valorizzare saperi, competenze e una maggiore consapevolezza tra gli operatori del nuovo ruolo che l’agricoltura va assumendo nei sistemi locali di sviluppo. A tal fine, diventa fondamentale un’attenta analisi dei bisogni e delle condizioni che possano facilitare l’apprendimento a livello locale, per dare effettività alla produzione di conoscenze.

Va, infine, sottolineata la necessità di adoperarsi per assicurare una qualità del lavoro all’interno delle filiere agroalimentari. Il massiccio impiego di lavoratori stagionali nel settore olivicolo, spesso immigrati, così come la crescita di interesse a questo tipo di esperienze da parte di giovani studenti italiani e stranieri, impone che, anche a livello locale, si sviluppino esperienze innovative di organizzazione del lavoro.

 

b)      gli Enti Locali e i Comuni in particolare appaiono oggi le istituzioni  maggiormente capaci di raccogliere la sfida della modernità, dinanzi al conflitto tra i processi di globalizzazione e l’esigenza di preservare la dimensione locale delle società e la vita comunitaria della gente. L’ adozione da parte dell’ordinamento comunitario del principio di sussidiarietà per una ripartizione delle competenze fra organismi comunitari, statali e locali, impone alle autonomie locali (province, comuni e comunità montane) di assumere la consapevolezza che gli organismi superiori hanno una competenza sussidiaria e intervengono solo in caso di inefficacia delle azioni locali. Ciò implica l’adeguamento dei processi decisionali, anche con la sperimentazione di nuove forme di partecipazione democratica, per realizzare sistemi locali di autogoverno dello sviluppo. In altre parole, diventa decisivo il passaggio da un modello tradizionale di governo locale (government) a un sistema variegato di meccanismi di guida, di coordinamento e di interazione sociale all’interno delle comunità (governance).

In questo contesto, assumono oggi maggiore rilevanza anche le modalità di esercizio del principio di sussidiarietà nel campo della produzione normativa (art. 5 Costituzione italiana), secondo cui all’ente locale è riconosciuta la capacità di rispondere alle istanze della collettività attraverso proprie regole (statuti e regolamenti).

La concreta attuazione dell’autonomia organizzativa, normativa e di programmazione degli enti locali passa attraverso una attenta analisi, anche storica, dei legami comunitari, oltre che nel riconoscimento di specificità/diversità nelle relazioni tra gli abitanti e dei loro rapporti con il territorio. L’attuale tendenza alla omologazione normativa e organizzativa delle comunità locali rischia di tradire lo spirito della Carta costituzionale e, soprattutto, di innescare processi di sfaldamento interni alle comunità locali.

In tal senso, la riflessione comune su progetti, esperienze e ricerche locali sarà di grande utilità verso l’adozione di modelli di analisi e di metodologie volti a preservare i caratteri identitari del paesaggio e a consolidare i legami comunitari. Risultano di grande interesse sul punto le esperienze volte a far emergere la complessa trama di relazioni materiali e immateriali che lega il territorio alla vita delle persone che lo abitano, così come i contributi scientifici sulla tutela attiva del paesaggio attraverso le cd. norme di autoregolazione in materia urbanistica, costruite in modo da orientare i vari attori verso le trasformazioni del territorio che, oltre a produrre vantaggi immediati e diretti per chi le attua, rispettano/migliorano/generano qualità paesaggistica.

In questo quadro, si rende opportuna una riflessione e uno scambio di esperienze sul tema della progressiva riduzione della S.A.U. (superficie agricola utilizzata) e del numero di imprese agricole, così come sul dimensionamento delle aziende, per i riflessi che ne derivano sui paesaggi e sulle economie locali.

 

Paesaggio ed educazione alla convivenza civile

 

L’obiettivo di preservare i caratteri identitari e la qualità del paesaggio passa attraverso l’esistenza consapevole e responsabile di un legame, individuale e comunitario, con il territorio. Inserire il tema del paesaggio all’interno di percorsi educativi rientra nelle strategie per la costruzione di sistemi locali ecosostenibili. Si tratta di favorire lo sviluppo di un rapporto autentico e dinamico con il territorio, facilitando l'acquisizione di uno spirito di conoscenza attraverso il risveglio della curiosità e l’educazione allo sguardo: un approccio attivo in cui gli aspetti sensoriali ed emotivi siano strettamente collegati a quelli cognitivi. In proposito, il successo riscosso dall’iniziativa “Bimboil”, realizzata dall’Associazione nazionale Città dell’Olio in decine di città italiane, ha dimostrato il diffuso bisogno di una cultura del gusto.

Il recente inserimento all’interno dei programmi scolastici di “Obiettivi specifici  di apprendimento per l’educazione alla Convivenza civile” consente di immaginare una maggiore articolazione dell’iniziativa, attraverso la realizzazione di progetti multidisciplinari (locali e nazionali) sul tema del Paesaggio dell’Olio, che investano l’educazione alla cittadinanza, all’ambiente, alla salute, all’alimentazione e all’affettività.

In questo ambito, assume un interessante valore educativo anche una ricerca sugli usi e le consuetudini locali (tali sono quei comportamenti generali e costanti osservati dalla collettività per un lungo periodo di tempo, con la convinzione che siano obbligatori), che non hanno solo regolato i rapporti negoziali in campo agricolo ma hanno altresì contribuito a produrre paesaggio. Una tale indagine favorirebbe, oltre a un rapporto intergenerazionale fra gli abitanti di una comunità,  anche il recupero della memoria di un rapporto sapiente che nel tempo l’uomo è riuscito a stabilire con il proprio habitat.

 

OLIOLEADER: progetti e buone pratiche in rete per i Paesaggi dell’Olivo e dell’Olio

 

A conclusione del workshop “Olioleader”, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti dei Gruppi di Azione Locale “FAR Maremma” (GR), “Partenio Valle Caudina” (AV-BN) e “Ponente Leader” (IM), i partecipanti istituzionali al seminario di Montenero d’Orcia esprimono la volontà di promuovere congiuntamente azioni integrate, sperimentando e sviluppando strategie originali di sviluppo sostenibile, così come delineate nel programma comunitario LEADER+, riguardanti:

§  la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale;

§  il potenziamento dell’ambiente economico, al fine di contribuire a creare posti di lavoro;

§  il miglioramento della capacità organizzativa delle rispettive comunità.

 

In questo ambito, nell’auspicare la realizzazione di una rete tematica tra i gruppi LEADER sulla valorizzazione degli oli DOP e sui paesaggi dell’olivo, indicano quale tema prioritario la promozione di azioni volte a individuare e praticare criteri  per una gestione sostenibile dei paesaggi olivetati, partendo dalle indicazioni contenute nel Rapporto dell’Unione Europea intitolato “Lista di controllo per la gestione sostenibile del paesaggio”, pubblicato nel 1999. Tale documento, al fine di definire i criteri generali per una gestione sostenibile del paesaggio nelle aree rurali, individua una lista di controllo, definita facendo riferimento a tre rami delle scienze, corrispondenti all’ambiente abiotico e biologico, all’ambiente sociale e all’ambiente culturale.

Nel quadro di tale azione, potrà essere realizzata la “Carta della Qualità”, valida per i diversi ambienti pedo-climatici del territorio nazionale, che miri a realizzare un sistema territoriale di qualità finalizzato a sensibilizzare gli operatori coinvolti nella tutela del paesaggio olivicolo; ovvero il “Manuale di manutenzione e salvaguardia del paesaggio”, uno strumento di intervento idoneo a risolvere gli elementi strutturali e costitutivi che determinano gli aspetti paesaggistici, che indaghi la storia e la natura dei luoghi e ne analizzi l’evoluzione, la stratificazione, la struttura insediativa e la configurazione ambientale e paesaggistica.

 

Enrico Lupi Presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio Giovanni Alessandri Presidente della Comunità Montana Amiata Grossetano Franco Ulivieri Sindaco di Castel del Piano (GR) Pierluigi Leone Presidente della Comunità Montana dell’Olivo (IM) Claudio Franci Deputato, Segretario della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati Anna Rita Bramerini Assessore all’Ambiente e alla Cultura della Provincia di Grosseto Maria Beatrice Bettazzi Docente di Storia dell’Architettura all’Università degli Studi di Bologna Silvana Biasutti Consulente Comunicazione e Marketing Antonello Bonfante Ricercatore CNR ISAFOM di Ercolano (NA) Angela Cerullo Assistente tecnico del GAL Partenio-Valle Caudina (AV) Sveva Di Martino Direttrice del Museo dell’Olio della Sabina (RI) Ferruccio Ferrigni Docente di Gestione Urbana all’Università degli Studi “Federico II”di Napoli Dario Mascelloni Presidente della Pro Loco di Montenero d’Orcia Rita Micarelli Rappresentante del Comitato Scientifico dell’Atelier dei Paesaggi Mediterranei Domenico Nicoletti Direttore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (SA) Francesco Pistilli Architetto Giorgio Pizziolo Docente di Pianificazione Urbanistica all’Università degli Studi di Firenze Renzogallo Artista  Catia Segnini Direttrice del FAR Maremma (GR) Nicola Sorbo Presidente dell’Associazione Città Paesaggio Nicola Stolfi Responsabile nazionale Area Ambiente e Territorio della CIA Vincenzo Tronconi Vice Sindaco di Brisighella (RA)

 

 

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