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La maggior parte delle alterazioni di un paesaggio consegue a modifiche fisiche per sostituzione (si modifica completamente, ad esempio con la costruzione dei una periferia urbana ove erano campi coltivati) o per immissione (si inseriscono trasformazioni che non lo modificano totalmente, ma che stonano con ciò che rimane del paesaggio precedente), o per abbandono (un paesaggio non più curato si modifica per il degrado del soprassuolo: edifici, manufatti, vegetazione).
In alcuni casi l’alterazione di un paesaggio dipende dall’uso che si fa del luogo. Le alterazioni d’uso si hanno quando, pur essendo le modifiche fisiche limitate o nulle, si usa un luogo in modo improprio. Ne consegue che anche il cambiamento d’uso di un’area o di un manufatto può talvolta produrre delle alterazioni.
Le alterazioni d'usi possono essere per immissione, quando si inserisce in un paesaggio qualcosa di estraneo : ad esempio se si trasforma un prato in un deposito di rifiuti, o per sottrazione quando
si toglie qualcosa da un luogo facendo venir meno la sua funzione: ad esempio quando si toglie l'acqua da un fiume.

 


La val Rosandra, riserva naturale, è percorsa dal sedime di un'ex ferrovia, visibile a sinistra. La trasformazione in pista ciclabile, qualora il traffico di biciclette fosse intenso, pprodurrebbe un'alterazione d'uso per addizione, pur restando nella sostanza inalterate le forme del luogo.

Le alterazioni d’uso del paesaggio

Vi sono casi in cui un paesaggio può subire un’alterazione rilevante anche quando le modifiche fisiche siano modeste. Si tratta di quelle che possiamo chiamare alterazioni d’uso.

Se per assurdo si volesse trasformare piazza S. Pietro in un parcheggio, basterebbe consentire alle automobili di parcheggiare. Le modifiche fisiche sarebbero nulle, ma si avrebbe una grave alterazione al paesaggio della piazza poicé questa, conosciuta come luogo di adunata di fedeli per ascoltare il Papa, apparirebbe in tutt’altra veste. In questo caso l’alterazione del paesaggio sarebbe prodotta dalla permanente nuova funzione, coprendone il selciato di automobili. Si avrebbe insomma un’alterazione d’uso per addizione.

Casi reali e frequenti di tali alterazioni sono i depositi all’aperto di materiali o rottami, che prevalgono nel danno al paesaggio sulle modeste o anche nulle opere edilizie annesse.

La Provincia di Trieste voleva trasformare in pista ciclopedonale il tracciato dell’ex ferrovia da Trieste a Draga S. Elia. Idea bellissima, se non fosse che parte dell’ex ferrovia attraversa la riserva naturale regionale della Val Rosandra. Se nel tratto esterno alla riserva, circa 10 chilometri su 12, la funzione di pista ciclopedonale non produrrebbe alcuna alterazione del paesaggio, all’interno della Valle è da temere che un flusso continuo di ciclisti causi un’alterazione d’uso per addizione che renderebbe problematica la contemplazione di questo grande museo della natura da parte dei visitatori a piedi. Per contro le modifiche fisiche nella riserva naturale potrebbero anche non essere impattanti, se si limitassero all’esistente sedime ferroviario, ormai entrato nel paesaggio della valle come elemento caratteristico per un fenomeno di acquisizione.

 

 

Per spiegare questo concetto, farò un esempio. Una pista ciclabile fino al parco del castello di Miramare a Trieste o fino a un museo sarebbe una bella iniziativa, ma non si potrebbe consentire il passaggio delle biciclette anche nei viali del parco, né tantomeno nelle sale del museo: le modificazioni sarebbero nulle, esistendo già i viali o le sale, ma l’aspetto del parco o del museo subirebbe una grave alterazione per l’uso improprio.

Le centraline idroelettriche producono delle modifiche fisiche ai torrenti con le opere di presa, ma le modifiche più preoccupanti sotto l’aspetto paesaggistico riguardano l’inaridimento di ampi tratti di quei corsi d’acqua. La sparizione dell’acqua non comporta modifiche agli elementi fissi, quali il tracciato o le sponde, ma altera l’aspetto del bene sottraendone la funzione di trasporto liquido. Si ha insomma un’alterazione d’uso per sottrazione. Per mitigare questo danno paesaggistico si prescrive solitamente il rilascio garantito di una quantità minima d’acqua dall’opera di presa.

Altre alterazioni d’uso per sottrazione, meno evidenti ma non improbabili, possono conseguire da eccessive opere di regimazione dei corsi d’acqua, con la conseguente interruzione del trasporto solido che, non meno del trasporto liquido, è una funzione dei corsi d’acqua. È noto che uno scarso trasporto solido non consente di rimediare a fenomeni di erosione dei corsi d’acqua e delle spiagge; l’alterazione d’uso non sarebbe apprezzabile visivamente, ma concorrerebbe a produrre delle alterazioni fisiche. Eccessive opere di regimazione, poi, oltre a rilevanti danni fisici al paesaggio, possono causare alterazioni d’uso diminuendo i tempi di corrivazione del trasporto liquido, con il pericolo di esondazioni a valle; i danni sarebbero, oltre che paesaggistici, ancor più idrogeologici.

 Pubblicato nel n. 2/1999 della Rassegna Tecnica del Friuli - Venezia Giulia.

 

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Questa pagina è stata redatta dall'arch. Roberto barocchi.
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